Siedo pensosa, o Gabriel. Da canto m’è il dono vostro. Con la sua corona di rose,
avvolta nel suo niveo manto, grande ma buona, la Pania dice: «A te, povera figlia, molto fu tolto, molto fu negato! Alla mia neve pallida somiglia freddo il tuo fato!»
Quale ardire! Indirizzare una poesia a quello che già all’epoca, il 10 gennaio 1904, era ritenuto uno dei maggiori poeti europei: Gabriele D’Annunzio. Le donne l’hanno sempre amato, tuttavia qui non si tratta di una delle sue seducenti amanti, ma di colei che viene da sempre ritenuta una zitella di scarso fascino, poco elegante e, ben lontana dalla mondanità, chiusa nel suo nido familiare. La donna in questione è Maria Letizia Pascoli, in arte Mariù, l’onnipresente sorella dell’altro grande poeta del periodo, Giovanni Pascoli, del quale deplorava lo scarso gusto nel vestire, facendogli cambiare la cravatta. La poesia compare sulla prima pagina della rivista il Marzocco ed è il ringraziamento per il dono di un panettone che D’Annunzio le aveva inviato per le feste natalizie. Non era la prima volta che fra i due vi era corrispondenza poetica; anche nella poesia conclusiva di Alcyone, il Commiato, una lunga ode dedicata a Pascoli e alla poesia, Maria compariva negli ultimi versi. Sarà D’Annunzio a chiederle il permesso di pubblicare la poesia su una rivista prestigiosa. Alcuni critici affermano che D’Annunzio, conscio dell’influenza esercitata da Maria sul fratello, avesse cercato di ingraziarsela con un atto di omaggio, ma non è detto che sia così. È più probabile che D’Annunzio avesse compreso che c’era un valore dietro quei pochi versi. Poche le poesie pubblicate e, alla morte, fra le sue carte, se ne trovarono circa un centinaio, in cui spesso esprimeva il rimpianto dei figli non nati o la contemplazione della natura. Figlia di Ruggero e Caterina Pascoli, nasce nel 1865, poco prima della morte del padre. Il padre rivestiva un ruolo di prestigio come amministratore delle immense proprietà dei Torlonia e dopo la sua morte, la famiglia è costretta a trasferirsi a San Mauro. Diversamente da quanto comunemente si afferma, seppure le loro condizioni non fossero più prospere come in passato, erano ben lontani dalla miseria. La disgrazia maggiore fu la morte della madre che non riuscì a reagire all’assassinio del marito e alla morte di una delle figlie. La situazione per Maria e Ida, l’altra sorella, divenne complicata: per un po’ vivranno in casa del fratello maggiore Giacomo, ma quando questi decide di sposarsi vivranno in collegio, cosa piuttosto comune nelle famiglie dell’epoca; dal collegio usciranno quando Giovanni, ormai laureato e professore, le prenderà con sé. Qualche anno dopo Ida decise di sposarsi e Maria e Giovanni vissero il suo matrimonio come un vero e proprio tradimento. Da allora Maria e Giovanni saranno uniti in ogni momento della loro esistenza; Maria lo seguirà sempre, si occuperà di lui e della sua casa, gli si dedicherà completamente fino a rendersi indispensabile. Nonostante ciò la mente di Maria è inquieta, ben lontana dal ruolo di vestale. Gli anni per lei più significativi saranno quelli successivi alla morte del fratello, il 6 aprile 1912, quando diverrà depositaria della sua opera e della sua memoria. Gli sopravvivrà per quarant’anni, nella casa di Castelvecchio di Barga, dove aveva fatto trasportare tutti gli arredi ed effetti personali del fratello: libri, scritti, lettere, perfino abiti e biancheria. Tutto rimarrà come prima della morte di Giovanni, non farà installare neppure la luce elettrica. In tarda età scrive la biografia Lungo la vita di Giovanni Pascoli, testo fondamentale per chi intenda studiare l’opera e la vita del poeta. Da Barga si sposterà poco e sempre nel nome del fratello: il 12 ottobre 1924 sarà a Lucca, alla presenza del re Vittorio Emanuele III, per una commemorazione del fratello; il 4 giugno 1925, a Roma, parteciperà alla cerimonia di proclamazione di Pascoli quale “Vate d’Italia”, alla presenza della regina Margherita; nel 1934 sarà più volte a Bologna per trattare con l’università una borsa di studio da intestare a Giovanni. Coraggiosamente, volle restare a Barga durante i bombardamenti del 1944 e morirà nel 1953, a ottantotto anni.

Mariù Pascoli

I sit here pensive, oh Gabriel. For my part, it is your gift. With her crown of roses, curled in her white snow coat, great yet good, the Lure says: « To you, young lass, much was taken, much was denied! To my cold, pallid snow your cold fate reminds! »
What nerve! To address a poem to whom, at the time, on January 10, 1904, was considered one of the greatest European poets: Gabriele D’Annunzio. Women had always loved him, although she was not among his many seductive lovers, but rather someone who had always been considered a spinster of poor fascination, inelegant and far from mundanity, locked in her family’s nest. The woman in question is Maria Letizia Pascoli, in art Mariù, the ever-present sister of the other great poet of that era, Giovanni Pascoli, of whom she deplored his poor taste in fashion, making him change his tie. The poem was published on the first page of Il Marzocco and pays thanks for the gift of a panettone that D’Annunzio had sent her for the winter holidays. It wasn’t the first time that the two shared a poetic exchange; even in the closing poem of Alcyone, the Commiato, a long ode dedicated to Pascoli and to poetry, Maria appeared in the final verses. It was D’Annunzio who asked her permission to publish the poem on a prestigious publication. Some critics affirm that D’Annunzio, knowing of the influence that Maria exerted on her brother, had tried to seduce her with an act of homage. Although, this is all hearsay. It’s more likely that D’Annunzio had understood that there was value behind those few verses. Few poems published and, at her death, among her papers, about a hundred were found, where she often wrote about her regrets for her unborn children or the contemplation of nature. The daughter of Ruggero and Caterina Pascoli, she was born in 1865, not long before the death of her father, who had a prestigious role as the manager of the immense properties of the Torlonia. After his passing, the family was forced to move to San Mauro. Conversely from what is often said, although their conditions were not as prosperous as before, they did not live in misery. The greatest disgrace was the loss of the mother, who was unable to react to the assassination of the husband and to the death of one of her daughters. The situation for Maria and Ida, the other sister, became complicated: for a while, they will live in the home of the older brother, Giacomo, but when he decides to marry, they will go to live in boarding school, which was very common at the time; they will then leave boarding school when Giovanni, now graduated and a professor, will take them with him. A few years later, Ida chose to marry. Maria and Giovanni lived her wedding as a true betrayal. Since then, Maria and Giovanni lived united in every moment of their existence; Maria will always follow and take care of him and of his home, she will dedicate to him entirely until becoming indispensable. Despite this, Maria’s mind is at unrest, quite distant from the role of the vestal. The most significant years for her will be the ones following her brother’s death, on April 6, 1912, when she will become the custodian of his work and of his memory. She will live forty years after his death, in the home of Castelvecchio di Barga, where she had brought all her brother’s belongings: books, papers, letters, even clothes and linens. Everything will remain just like before Giovanni’s death; she will even avoid installing electricity. Later, she wrote the biography Lungo la vita di Giovanni Pascoli, a fundamental text for those who wish to study the life and art of the poet. She rarely moved from Barga, and always in the name of her brother: on October 12, 1924 she went to Lucca, in the presence of King Victor Emmanuel III, for a commemoration of her brother; on June 4, 1925, in Rome, she took part in Pascoli’s proclamation ceremony as “Poet of Italy”, in the presence of queen Margherita; in 1934, she traveled often to Bologna to discuss with the university about a scholarship in Giovanni’s name. With courage, she decided to stay in Barga during the bombardments of 1944, and will die in 1953, at eighty-eight years old.