Artista di terza generazione, come suo padre e suo nonno prima di lei, Annya Sand ha studiato Disegno e Scultura e ha conseguito un Master in Arti e Imprese Culturali alla Central Saint Martins di Londra, le sue opere sono state esposte in musei internazionali, rinomate fiere d’arte internazionali, prestigiose collezioni private e istituzioni governative, tra cui la House of Parliaments a Londra e la sede delle Nazioni Unite a New York per il progetto “Colori del Pianeta in Andorra”, sostenuto dall’UNESCO. 
L’esposizione fiorentina, dal titolo “Prospettive Astratte: il Tributo di Annya Sand alle Donne”, sarà inaugurata nella Giornata Internazionale della Donna e aperta al pubblico dal 9 marzo al 20 maggio 2024, all’Hotel Savoy. 
Annya Sand ha ideato il concept della mostra insieme al team dell’hotel, trasformandolo in una narrazione, un viaggio immersivo nei regni mistici della creatività femminile. Al vernissage, su invito, parteciperanno numerosi ospiti e collezionisti del panorama internazionale.
La mostra di Sand promette di essere un commovente omaggio alle donne nei confronti delle quali l’artista assume una posizione innovativa, sfidando audacemente gli stereotipi, ridefinendo l’essenza stessa della femminilità e celebrando la natura sfaccettata delle donne. Un potente testimonianza di una narrazione più inclusiva ed emancipatrice che va oltre la bellezza superficiale. “Quando si tratta del mio lavoro – spiega Sand – il processo creativo è ciò che mi entusiasma di più. Mi piace lo sviluppo trasformativo; creare forme che prendono vita davanti a me e vederle evolversi. La mia tecnica è basata sugli elementi e tendo a usare le mani nude quando lavoro con oli e acrilici, poiché ho bisogno di sentire il dipinto per regolarne veramente la consistenza. Tendo a rivestire strati sottili uno sopra l’altro, consentendo al sottostrato originale di filtrare e mostrarsi. Utilizzo anche tecniche di tapping con pennelli piatti per generare paesaggi realistici. Quando creo, soprattutto quando ho a che fare con l’astratto, sono ossessionata dal risultato. Sono una perfezionista e mi sento in dovere di garantire una composizione impeccabile. Ciò comporta la rivisitazione di un’opera completata mesi dopo per garantirne la manifestazione corretta e finale”.