Far conoscere un grande fiorentino, Giovanni Spadolini, nella sua natura intima, nei suoi interessi, nelle sue aspirazioni, nella sua esistenza e nel suo impegno quotidiano. È l’obiettivo che si è posto la Fondazione che ne porta il nome, promuovendo nelle sale della Biblioteca a Pian dei Giullari, sulla collina di Arcetri, un ciclo triennale di mostre storico-documentarie volte a toccare con mano l’intero percorso terreno di una delle figure più carismatiche del mondo della cultura, del giornalismo e della politica italiana del secondo dopoguerra. Iniziando dall’infanzia e dalla formazione, fra 1925 e 1947, i visitatori entreranno nella vita di una famiglia della media borghesia degli anni ‘20 del Novecento, che accoglie nel 1925 l’ultimo nato di tre fratelli, Giovanni, seguendone la crescita attraverso testimonianze originali d’epoca: dall’annuncio della nascita da parte dei fratelli, Pierluigi e Paolo, alle foto inedite dei primi anni, ai giocattoli prediletti, scrupolosamente conservati nel tempo, dalla scimmietta di pezza a molla che batte i piatti, al camion in legno per i giochi in giardino nella villa del nonno, a Santa Margherita a Montici, al piccolo tipografo con la cassa caratteri dei primi anni Trenta. In mostra le pagelle delle scuole elementari dei padri Scopoli, quelle del ginnasio e liceo “Galileo”, vicino all’abitazione in via Cavour, con risultati lusinghieri nelle materie letterarie, più contenuti in aritmetica e addirittura scadenti in educazione fisica, disciplina tutt’altro che secondaria sotto il regime. Con i temi talora insufficienti, per un ragazzo che non capiva perché “compagno di scuola” doveva essere definito “balilla” e il “sindaco”, invece, “podestà”. Uno studente normale, quanto a risultati scolastici, ma già un piccolo genio negli interessi culturali coltivati parallelamente al fare i compiti assegnati dagli insegnanti. Divora i volumi della biblioteca paterna e nutre un’innata passione per la storia: a nove anni, in quarta elementare, scrive il suo primo libro autografo, su un quaderno, con tanto di capitoli, indice e illustrazioni, numera perfino i sedicesimi, come fosse pronto per la stampa; si trattava di una serie di biografie, “Avvenimenti e personaggi importanti della storia d’Italia”. Al ginnasio passa alla macchina da scrivere e dà vita al giornalino “Il mio pensiero”, periodico interamente redatto e compilato in prima persona. Sembra avere in mente Energie Nove di Gobetti e la Critica di Croce. Destinatari sono, volenti o nolenti, i compagni di classe ed è pronto a redarguirli. In mostra è esposto un registro nel quale Giovanni riporta i voti che assegna agli stessi compagni, uno ad uno, a seconda dell’interesse dimostrato verso la sua attività nel campo dell’informazione culturale: c’è già la vocazione del Professore, dopo quella dello storico e del giornalista. In quegli anni scrive saggi di arte e di storia, anche contemporanea, come le vicende della Polonia o la libertà perpetua di San Marino, accanto ai profili di Raffaello e Brunelleschi. In questo caso il lettore predestinato era il nonno, la cui lettura produceva piccole somme in denaro quale premio, immediatamente “investito” nell’acquisto di libri sulle bancarelle. È nata così la biblioteca di circa ottantamila volumi. Il visitatore rivive anche il dramma che, improvviso, colpisce la serenità della famiglia: la morte del padre, ufficiale della Croce Rossa, mentre prestava soccorso a una donna colpita dai bombardamenti aerei alleati nella zona del Romito. Era l’11 marzo del 1944. Alla memoria del padre sarà assegnata la medaglia d’oro al valor civile. In quei primi mesi del ’44 il diciottenne Spadolini manda i suoi articoli al periodico Italia e Civiltà di Barna Occhini, padre di Ilaria, la splendida ragazza che il giovane intellettuale precoce conosce ed ammira frequentando la casa del nonno, Giovanni Papini. Sono i mesi del ripensamento, delle nuove letture orientate a Croce e a Salvemini, a opere degli scrittori democratici e socialisti. Non solo Firenze. Nell’ultima sala ampio spazio è dedicato alla ricostruzione dei luoghi dell’“età favolosa”, quelli dove, con la famiglia, Giovanni trascorreva le estati e i periodi di vacanza: a Pian dei Giullari, nella villa del nonno, in campagna, a scorrazzare per i campi coi fratelli e il figlio del contadino, suo coetaneo; e a Castiglioncello, la perla della Riviera degli Etruschi, sulla costa livornese, dove il padre rinnovava nelle sue tele l’atmosfera cara ai pittori macchiaioli fra le tamerici, gli scogli e le pinete. Fra 1946 e 1947 la prima opera pubblicata dallo storico, non più in erba, “Sorel”. Fino all’anno dell’avvio della professione giornalistica del futuro direttore del “Resto del Carlino” e del “Corriere della Sera”, con la chiamata a Roma, come redattore al “Messaggero” da parte del direttore, Mario Missiroli. Si apre un capitolo nuovo nel percorso di Giovanni Spadolini, storico e giornalista, oggetto del secondo appuntamento, dall’ottobre di quest’anno. Una mostra storico-documentaria, ma densa di umanità. L’esposizione è aperta al pubblico gratuitamente. Visite guidate su prenotazione.

 

Giovanni Spadolini
A precocious young man in 1930s Florence

To raise awareness of the great Florentine personality, Giovanni Spadolini, in his more intimate nature, interests, ambitions, existence and daily commitment. This is the goal set by the Foundation of the same name, which will host at Library in Pian dei Giullari, perched on the hill of Arcetri, a three-year cycle of historical-documentary exhibitions aimed at taking a closer look on the life of one of the most charismatic figures in the world of Italian culture, journalism, and politics after World War II. The journey starts by learning about Spadolini’s infancy and education (1925-1947). Visitors will be led in the guise of a 1920s middle-class family, which, in 1925, welcomed the birth of Giovanni, the last of three siblings, and will follow his growth through original testimonies of the time: from the announcement of his birth by his brothers, Pierluigi and Paolo, to unpublished photos of his early years, and his favourite toys preserved with great care over time, such as a stuffed monkey with cymbals, the wooden lorry he played with in the garden of his grandfather’s villa in Santa Margherita a Montici, or the tiniest of typographers with its typeface’s case form the early 1930s. The exhibit will also feature his report cards from the Scolopi pious elementary school, as well as those from the “Galileo” gymnasium and secondary school, situated near his home in Via Cavour, boasting noteworthy results in literary disciplines – and less flattering ones in arithmetics and even poorer ones in physical education, a discipline far from secondary under the regime. On show there are also a selection of at times insufficient essays, displaying the boy’s puzzlement about the usage of terms such as “balilla” instead of “classmate” and “podestà” instead of “mayor”. An average student, as far as academic achievement is concerned, although already a small genius for his cultural interests, which he cultivated when he wasn’t busy completing his homeworks. He devoured entire volumes from his father’s library and nurtured an innate passion for history. At the age of nine, in fourth grade, he wrote his first autograph book, in a notebook, complete with chapters, index, and illustrations – he even indicated the sextodecimo on the pages, almost as if it was ready to be published. It was a series of biographies titled Avvenimenti e personaggi importanti della storia d’Italia (which translates into Relevant events and Personalities of Italian History). At the gymnasium, typewriter in hand, he began writing ll mio giornalino (My Little Journal), a periodical that he edited and compiled firsthand. He seems to work with in mind Energie Nove by Gobetti and Croce’s Critica. The designated public, willing or not, were his classmates, and he was ready to reprimand them on their shortcomings. In fact, we can see the ledger used by Giovanni to record the grades he assigned to those same classmates, one by one, evaluating their interest in regards to his activity in the field of cultural information. This denotes a pre-existing vocation as a Professor, after that of historian and journalist. During those years he wrote essays on art and history, even contemporary, such as on the events in Poland or the perpetual freedom of San Marino, alongside profiles of Raphael and Brunelleschi. In this case, the reader of said works was his grandfather, who rewarded him with small sums of money that Giovanni immediately “invested” into purchasing books at the stands. This was just a hint of what would then become an almost eighty-thousand-volume library. Visitors will also relieve the drama that suddenly struck the family’s serenity: March 11, 1944, marks the date of death of Giovanni’s father, a Red Cross officer, killed while giving aid to an injured woman hit by allied air raids in the Romito neighbourhood. The father’s memory will be awarded a gold medal for civil valour. In those early month of 1944, the then 18-years-old Spadolini submitted his articles to the paper Italia e Civiltà by Barna Occhini, father of Ilaria, a beautiful girl whom the young intellectual man met and admired while frequenting the home of her grandfather, Giovanni Papini. These are months of reflection, of new readings oriented to Croce and Salvemini as well as to works by democratic and socialist writers. Not just Florence. In the last room, significant space is dedicated to the reconstruction of the places of the “fabulous age”. These were those spots where Giovanni, with his family, spent entire summers and holidays: in Pian dei Giullari, at his grandfather’s villa, in the countryside, frolicking with his brothers and the farmer’s son, his peer; and in Castiglioncello, the pearl of the Etruscan shore, on the coast of Livorno, where his father portrayed on his canvases that atmosphere so dear to the Macchiaioli painters among the tamarisks, rocks, and pine forests. Between 1946 and 1947, the now not-so-young historian published his first work, Sorel. And we continue up to the year that marks the start of the journalistic profession of the future director of the Resto del Carlino and the Corriere della Sera, with the departure to Rome as an editor at the Messaggero, directed by Mario Missiroli. Thus, the beginning of a new chapter in the journey of Giovanni Spadolini, historian and journalist; the same chapter that will be the main focus of a second event, held from October of this year. A historical-documentary exhibit, although riddled with humanity. The exhibition will be open to the public free of charge. Guided tours will be available, with reservation.