Quando nacque Niccolò Machiavelli (1469-1527) i Medici erano praticamente già i signori della città. Tornato Cosimo il Vecchio dall’esilio nel 1434, essi si erano venuti via via rafforzando con il restringere l’oligarchia fiorentina a un numero sempre più ristretto di famiglie magnatizie, sopra le quali avevano finito per primeggiare, assumendo un ruolo di fatto principesco. Il potere politico veniva sempre in maggior misura delegato ai Consigli speciali, o Balie, facilmente controllabili e influenzabili. Le ricorrenti riforme del 1470-71, 1480 e 1490, avevano ulteriormente ristretto il governo in un sempre minor numero di uomini fedeli ai Medici, mentre le vecchie strutture comunali, pur continuando ad esistere, si erano svuotate sempre più di competenze e di specifiche attribuzioni. Quando, due anni dopo la morte del Magnifico Lorenzo (1492), suo figlio Piero venne cacciato e fu promossa l’istituzione del Maggior Consiglio, la fazione popolare trovò uno strumento di controllo diretto del potere per riprendere in mano il funzionamento stesso dello Stato; uno Stato, però, progressivamente indebolito dalle minacce di scomunica lanciate dal domenicano Girolamo Savonarola (1452-1498). In questo quadro, il 19 giugno 1498, Machiavelli si presenta alla ribalta della storia fiorentina, viene eletto a capo della seconda cancelleria di Palazzo Vecchio (quella preposta a occuparsi degli affari interni della città), e inizia, all’età di ventinove anni, una carriera durante la quale si sarebbe costantemente adoperato per consolidare il sistema repubblicano. Questo periodo si protrae per Machiavelli fino alla fine del governo di Pier Soderini (1450-1522) e si interrompe il 31 agosto 1512 quando il Gonfaloniere a Vita viene costretto a fuggire da Firenze. In questo momento i Medici riprendono il potere sulla città, Machiavelli viene sospettato di aver partecipato a una congiura contro la famiglia di banchieri, viene imprigionato e torturato nella Torre di San Niccolò. Machiavelli verrà poi riconosciuto innocente ma rimarrà per i Medici un personaggio scomodo. Viene mandato in esilio a Sant’Andrea in Percussina, vicino a San Casciano, dove scriverà il Principe, un testo che avrebbe sovvertito i principi fondamentali del sistema giuridico e politico occidentale. Tutti noi sappiamo bene che la politica non è esattamente il mondo della correttezza morale, ma altrettanto unanimemente accettiamo le regole del gioco: quelle della dignità, della moralità e della limpidezza; principi, questi, che non devono mai venire meno. Con le affermazioni riscontrabili nel Capitolo XVIII del Principe, Machiavelli sostiene che questi principi possono venire meno nel momento in cui il principe si trova nella condizione di dover difendere lo Stato. Il principio del “pacta sunt servanda”, secondo il quale “i patti devono essere rispettati” (assunto riscontrabile nel De edendo dal giurista libanese Ulpiano (170-228), può quindi NON essere rispettato. Il principe, sostiene Machiavelli, deve essere pronto a venire meno alla parola data, a tradire i propri principi, a non osservare i patti, e questo deve accadere nel momento in cui le situazioni di utilità che gli hanno consigliato di sottoscriverli vengano meno. Attenzione, però! Machiavelli non è uno scrittore monarchico, non è uno scrittore del principe, è tutt’altro che un sostenitore della tirannia. Machiavelli è un repubblicano, e il problema del principe si pone in una determinata prospettiva di crisi delle repubbliche, perché quando le repubbliche si indeboliscono nel loro apparato politico e costituzionale, e quindi entrano in una fase di crisi, sono costrette a elaborare strumenti di emergenza. Il principe è uno di questi, è l’ancora che permette di non affondare, è lo strumento attraverso il quale un principato può diventare civile e popolare, si può fondare, o rifondare, sul popolo. Machiavelli sottolinea con grande lucidità che tutti gli Stati, prima o poi, entrano nella condizione di dover lottare per la loro sopravvivenza, e così come gli individui cercano di non morire, gli strumenti della politica diventano il mezzo attraverso il quale questa lotta diviene reale e permette di non farli soccombere. “Facci dunque uno principe di vincere e mantenere lo stato; e’ mezzi saranno sempre iudicati onorevoli e da ciascuno laudati; perché il vulgone va sempre preso con quello che pare, e con lo evento della cosa; e nel mondo non è se non vulgo” (Principe, XVIII). Naturalmente il popolo non è il “vulgo”, anzi! Per Machiavelli, infatti, il popolo è la parte attiva della società, è la parte produttiva di una comunità, quella delle arti, dei mestieri, delle competenze. Piuttosto, Machiavelli getta uno sguardo amaro sulle masse sedotte dall’immagine del potere (il “vulgo”) e che non avranno mai il coraggio di obiettare circa i mezzi usati dal principe per raggiungere i suoi scopi, purché, naturalmente, egli abbia successo. Insomma, accanto a Machiavelli è cresciuto un fenomeno considerabile in sé e per sé, il “machiavellismo”, che è la storia proprio delle varie, contraddittorie, e quasi mai autentiche interpretazioni delle opere e del pensiero dell’autore. Beninteso, il “machiavellismo” (che poi si è normalmente risolto in ”antimachiavellismo”) costituisce una realtà culturale di straordinario interesse.

Lunedì 13 maggio 2024, dalle ore 17.30, al Teatro Niccolini di Firenze, si svolgerà la lezione del Prof. Fabrizio Ricciardelli relativa a Niccolò Machiavelli, letto all’interno del contesto politico-culturale del suo tempo e nei suoi testi autentici.

 

SANTI DI TITO (1536-1603, ritratto di Niccolò Machiavelli
Palazzo Vecchio – Firenze

Niccolò Machiavelli
The prince before the prince

When Niccolò Machiavelli was born (1469-1527), the Medici were essentially already the Lords of the city. Once Cosimo the Elder returned from his exile in 1434, the family grew consistently stronger with the narrowing of Florentine oligarchy, shared among an always more restricted group of magnate families, finally excelling over these and officially obtaining the title of royalty. The majority of the political power was gradually delegated to easily governable and influenceable figures, such as Special Councils or judiciaries, also known as Balie. The recurring reforms of 1470-71, 1480, and 1490 led to a continued thinning of the number of government officials, leaving only those loyal to the Medici. The old municipal structures still existed, but had become increasingly deprived of competencies and specific attributions. Two year after the death of Lorenzo the Magnificent (1492), when his son Piero was banished and the institution of the Grand Council was promoted, the popular faction found a tool of direct control of power to take back the very functioning of the State; although, to their dismay, a State that was progressively weakened by the threats of excommunication by the Dominican Girolamo Savonarola (1452-1498). Within this context, on June 19, 1498, Machiavelli became a protagonist of Florence’s history. He was elected chief of Palazzo’s Vecchio’s second chancellery (the one in charge of the city’s internal affairs). Thus, at 29 years old, he moved his first footsteps in a career that would see him constantly strive to consolidate the republican system. For Machiavelli, this period continued till the end of Pier Soderini’s government (1450-1522) and came to a stop on August 31, 1512, when the Gonfalonier for life was forced to flee Florence. At that time, Medici regained power over the city and Machiavelli was suspected of taking part in a conspiracy against the banking family, leading him to being imprisoned and tortured in the Tower of San Niccolò. Machiavelli will later be found innocent but will remain an inconvenient presence for the Medicis. He was then sent into exile near San Casciano, at Sant’Andrea in Percussina, where he wrote The Prince, a work that would upend the fundamental principles of the Western legal and political systems. We are all aware of how politics are not grounded on moral correctness, however, just as unanimously, we accept the rules that come with it: those of dignity, morality, and sincerity, all principles that must never falter. In the statements made in Chapter XVII of The Prince, Machiavelli argues that said principles can fail when the prince finds himself in the position of having to defend the State. The concept of “pacta sunt servanda,” which literally translates to “pacts must be respected” (an assumption found in the De edendo by the Lebanese jurist Ulpianus (170-228)), may therefore NOT be respected. Machiavelli claims that the prince must be ready to fail to keep his promise, to betray his principles, to disregard his covenants, and this must happen when the conditions of utility that advised him to undersign these, falter. Although, beware! Machiavelli was not a monarchic writer, nor that of the prince. He is anything but an advocate of tyranny, he is a republican. In fact, the problem of the prince arises in a given perspective of a crisis of the republics, since when these weaken in their political and constitutional apparatus, and thus enter a phase of impasse, they are forced to work out instruments/tools of emergency. The prince is one of these, as he is the raft that will keep everyone afloat. He is the tool through which a princedom can become civil and popular, it can be founded, or re-founded on the people. Machiavelli points out with great clarity that all States, sooner or later, will be in a position of needing to fight for their survival and, the same way individuals try to endure, the tools of politics become the means by which this struggle becomes real and allows them not to succumb. “So if a leader does what it takes to win power and keep it, his methods will always be reckoned honorable and widely praised. The crowd is won over by appearances and final results. And the world is all crowd […]” (The Prince, XVIII). Of course, the people are not the “crowd”, the “vulgo”, quite the contrary! Machiavelli considers them as the active part of society, the productive side of a community, that of arts, crafts, and competences. Rather, Machiavelli casts his bitter gaze towards the masses seduced by the display of power (the “crowd”, or the “vulgo”) and who will never have the courage to object to the means used by the prince to achieve his goals, albeit provided that he is successful. Thus, with Machiavelli grew a phenomenon that can be considered in and of itself, “Machiavellism”, which is precisely the story of the various, contradictory, and almost never authentic interpretations of the author’s works and thought. Indeed, “Machiavellism” (which is then normally resolved into “anti-Machiavellism”) constitutes a cultural reality of extraordinary interest.

On Monday, May 13, 2024, starting at 5:30pm, at the Teatro Niccolini, in Florence, Prof. Fabrizio Ricciardelli will hold a lecture on Niccolò Machiavelli, read within the political-cultural context of his time and through his authentic texts.