Il segreto del successo nell’epoca contemporanea, ma già era evidente nell’epoca moderna del secolo scorso, sembra essere la mediocrità, o quantomeno il conformarsi ad essa, il che significa “stare nel mezzo”, in una posizione intermedia, né superiore né inferiore. Affinché la società ti accetti e ti assegni un ruolo di responsabilità, devi essere capace di far funzionare la macchina, di essere parte dell’ingranaggio. La rotellina giusta al posto giusto, in mezzo ad altre rotelline giuste al posto giusto che facciano funzionare con efficienza il meccanismo. Una rotellina che giri alla giusta velocità: non troppo lenta ma neppure troppo veloce. L’avvento del capitalismo e del mercato, la divisione del lavoro, l’estrema specializzazione dei compiti sono le principali cause dell’avvento di questo sistema perverso. Questo fenomeno non riguarda solo la produzione industriale o l’offerta dei servizi. Si è espanso fino ad insinuarsi in ogni ambito dell’economia e della società: nella cultura, nelle arti, nel cinema, nella letteratura… Un meccanismo che, cinicamente, sembra premiare la mediocrità e che per sopravvivere alla propria inadeguatezza si maschera da eccellenza e conquista il potere, proclamando di fondarsi su termini che massimamente teme: la capacità, l’innovazione, la partecipazione, il merito. L’individuo è costretto ad adeguarsi se non vuole finire ai margini, dovendo talvolta addirittura ripudiare il proprio talento e le proprie legittime ambizioni. Viviamo dunque in un mondo che tende a livellare ed appiattire tutto, che espelle ai margini tanto gli individui incapaci, quanto, purtroppo, le persone mosse da autentico spirito innovatore: insegnanti, artisti, poeti, musicisti, scienziati… La storia, invece, ci dimostra che in altre epoche, quando la società venerava il talento grazie a Imperatori, Papi, Signori del Rinascimento, Principi e Intellettuali illuminati, veniva esaltata l’eccellenza, l’unicità, la propensione a distinguersi. Si pretendeva il meglio che la società e gli individui potessero offrire per poter godere di opere magnifiche e sublimi. Il talento era ricercato e coloro che dimostravano di averne erano contesi, si premiavano i talenti migliori, perché solo così le comunità e le società potevano progredire e risplendere. L’avvento della “mediocrità” e la visibilità e la fama che da essa sembrano derivare, invece, contribuiscono ad esaltare figure del tutto conformi e innocue per i meccanismi economici e di potere contemporanei. Così viene idolatrato colui che è commercialmente e cinicamante desideroso di sfruttare questo meccanismo, determinando una vacuità di contenuti condannata a perpetuare se stessa.

We want talent

In contemporary society, the key to success seems to be mediocrity. Although this already appeared to be true in the modern era of the past century, or, however, conforming to it, which essentially means “to stand in the middle”, in an average spot, neither high nor low. To be accepted and to be assigned a responsibility role by society, it is essential to make the machine work – you have to be a part of the system. The right cog in the right place, along with many other correctly set gears, allow the machine to work efficiently. The cogwheel must spin at the right speed: not too fast or too slow. The main culprits of this diabolical process are the rise of capitalism and markets, the division of labour and extreme specialisation. This phenomenon doesn’t affect just the industrial process and the services supply. It has expanded up to the point where it has seeped into every facet of economy and society, permeating culture, arts, cinema, literature… It seems that this mechanism cynically rewards mediocrity, which, to survive its inadequacy, disguises itself as excellence and gains power, falsely preaching the principles that it actually fears: skill, innovation, participation, and merit. The individual must adapt to avoid marginalisation, even if that means renouncing one’s own talent and legitimate ambitions. We are living in a world that tends to level out and flatten everything, isolating both incapable and, unfortunately, innovative people: teachers, artists, poets, musicians, scientists… History, on the other hand, tells how in different times, when society used to preach talent thanks to its Emperors, Popes, Renaissance Lords, Illuminated Princes and Intellectuals. Excellence, uniqueness and the inclination to stand out were celebrated. Society and individuals were expected to give their best to benefit from magnificent and excellent works. Talent was sought after and those who had it were contended. The best talents were rewarded, because that was the only way for societies and communities to thrive and prosper. The rise of “mediocrity” and the fame and visibility that seem to come with it, help celebrate compliant and benign figures who support the contemporary economical and political mechanisms. In this way, those who are cynically and commercially prone to adapt to this system are worshipped, creating an emptiness of contents doomed to perpetuate itself.