Ellie Phillips ha compiuto da poco diciotto anni e ha scelto Firenze, per questa sua prima mostra personale in Italia, perché la sente, non solo come culla delle arti ma anche come possibile futura comunità e connessione di ricerche artistiche internazionali. Il titolo dell’esposizione: “Al di là” è indicativo del linguaggio artistico di Ellie, sempre aperto a nuove forme espressive, in continuo movimento di dinamica sperimentazione.
Per l’artista “oggi, l’autentico obiettivo dell’arte è sfidare i condizionamenti della nostra società per poter vivere una curiosità libera, irrequieta e infantile, da troppo tempo repressa”.
Proprio nella consapevolezza di questo percorso riflessivo nascono le opere di una trilogia che definiremo “Al di là” che è anche l’opera che apre la mostra e esprime una visione sulla visione, uno sguardo che ci fa entrare in una porta senza porta, in nuovi orizzonti della percezione visiva scomposta in visualizzazioni e scoperta di nuove atmosfere. Un incredibile ma autentico viaggio negli specchi dell’immaginario che si proietta in limpidi paesaggi onirici tra memorie, realtà e sogno, in un mosaico d’insieme che diventa narrazione di sequenze di vita. L’artista, che ha iniziato a dipingere nell’infanzia e ha già numerosi collezionisti, si esprime in tre principali produzioni. La prima, con “Al di là”, raggruppa le opere più complesse giocate con varie tecnica espressive per dare vita a visioni inserite in altre visioni, tra reale e immaginario. La seconda, che definiremo di tipo calligrafico, esprime una ricerca di configurazioni spesso elaborate che si trasformano in arabeschi dove la nitidezza del segno riesce a rendere immediate le complesse elaborazioni del disegno complessivo, come dichiara la stessa Ellie: “uso questo stile per creare elementi infiniti per dettagli e complessità ma sinergici nel loro risultato finale. Per abbracciare la complessità della persona ma dando spazio al buio e alla luce e a tutti gli altri dettagli che ci rendono unici”.

La terza, di cui fa parte la serie “girls”, realizzate in acrilico su tela e già apprezzate da diversi collezionisti americani, raffigura ragazze in scene di vita “apparentemente banali” perché attribuisce grande valore alla riflessione sui nostri cicli di vita e alle opportunità che si manifestano uniche, in determinati momenti, per chiederci come, ogni singolo momento, possa cambiare le nostre vite e il mondo che ci circonda, nel bene e nel male. Ellie vive nella speranza di un nuovo mondo che abbracci la bellezza di menti desiderose di dare un senso alla vita e di relazionarsi col mondo in un modo profondamente eccitante e diverso. Una speranza che per la Philips è molto importante nel mondo della formazione delle scuole e non solo per le scuole d’arte. Perché proprio dalla formazione si può sviluppare una nuova dimensione sociale, opposta a quella attuale, che addirittura abolisce la formazione artistica come materia d’insegnamento. Viviamo in un’epoca fin troppo affollata da un traffico d’immagini che spesso diventa confuso ingorgo sensoriale, apoteosi del nulla, trionfo di contenuti privi di contenuto. Chi può dire allora… vedendo le  sue opere, che non esista un al di là da noi, un orizzonte di nuove consapevolezze. Perché Ellie Phillips, proprio a Firenze, culla del Rinascimento in cui l’arte è stata motore di cambiamenti epocali e ha rimesso l’uomo al centro del mondo, intravede un “mondo nuovo che abbracci la bellezza di una mente e di un cuore desiderosi di dare un senso alla vita e vivere in modo consapevole ma in modo profondante eccitante e diverso”. Aggiungo: perché l’arte se non è stupore, emozione, shock, riflessione, cambiamento… che senso ha?

Il 1 Maggio alle ore 18.30, al “Caffè Letterario Le Murate” di Firenze si terrà la mostra personale dell’artista americana del Tennessee Ellie Phillips, ideata, curata e presentata dal giornalista e critico d’arte Dr. Umberto Putzu con la collaborazione di Anna Kuisman.

AL DI LÀ
An exhibition in Florence by the young American artist Ellie Philips

Ellie Philips, who recently turned eighteen, chose Florence for her first solo exhibition in Italy, as she perceives the city not only as the cradle of arts but also as a potential future community and connection of international artistic research. The title of her exhibition: Al di là (which in English translates into Beyond) is indicative of Ellie’s artistic language, always open to new forms of expression and in continuous movement of dynamic experimentation.
According to the artist, “nowadays, art’s authentic objective is to face the conditionings of our society in order to be able to live a free, unsettled, and infantile curiosity, which has been repressed for too long”. The acknowledgment of this reflective path gives rise to the works of a trilogy that we will define as Al di là, which is also the title of the artwork that opens the exhibition and expresses a vision on vision, a gaze that allows us to enter a door without a door, into new horizons of visual perception broken down into visualisations and discovery of novel atmospheres. An incredible yet authentic journey through the mirrors of the imaginary that is projected into limpid oneiric landscapes between memories, reality, and dream, in an overall mosaic that becomes a narration of life sequences. The artist, who began painting at an early age and already has several collectors, expresses herself through three principal productions. The first, which includes Al di là, gathers the most complex artworks, playfully realised with various expressive techniques with the purpose of bringing to life visions placed within other visions, between reality and imaginary. The second, which we can define as a calligraphic style, expresses a research of often elaborate configurations that turn into arabesques where the stroke’s sharpness can turn the complex elaboration of the overall drawing immediate, as stated by Ellie herself: “I use this style to create endless elements for details and complexity but synergistic in their final result. To embrace a person’s complexity whilst leaving room to light and darkness and all the other elements that make us unique.” The third, which includes the series “girls”, was realised with acrylic on canvas and has already gained the attention of a number of American collectors. The works portray girls in “apparently trivial” scenes, as it bestows great value to the consideration upon our life cycles and the opportunities that are unique, at certain times, leading us to ask ourselves how every single moment can change our lives and the world around us, for better or for worse. Ellie lives in the hope for a new world, one that embraces the beauty of minds that long to give meaning to life and engage with the world in a profoundly different and exciting way. This hope is very important for Philips in the world of education, and not only for art schools. In fact, it’s education that allows us to develop a new social dimension, one opposed to the current one, which even bans artistic education as a subject of study. We’re living in an era that is overwhelmed by images that seldom turn into sensory dissonance, apotheosis of nothing, triumph of contentless contents. So, who can say… seeing her artworks, that there is another side beyond us, an horizon of new awarenesses. Thus, Ellie Philips, right in Florence, the birthplace of the Renaissance, where art achieved epochal changes and set the human figure back at the centre of the world, catches a glimpse of “a new world that embraces the beauty of a mind and of a heart eager to give meaning to life and to live in a conscious yet profoundly different and exciting way”. I would add: if art is not wonder, emotion, shock, consideration, change… then why bother?

On May 1, at 6.30 pm, the Caffè Letterario Le Murate in Florence will host the solo exhibition of the American artist from Tennessee Ellie Phillips. The project is conceived, curated and presented by the journalist and art critic Dr. Umberto Putzu, with the collaboration of Anna Kuisman.