Il Convivio non è dedicato a Beatrice, ma ad una “Donna” che Dante definisce “Gentile”. Tanto è stato scritto su questa donna, ma sarebbe sempre opportuno mantenere ferma l’indicazione che il poeta ci dà proprio nel secondo trattato: “questa donna fu figlia di Dio, regina di tutto, nobilissima e bellissimo Filosofia” (Convivio, II, 12, 2). Qui Bisogna stare attenti nel dare la giusta collocazione ai termini di questa metafora: la protagonista del Convivio non è una donna che sia paragonata da Dante alla Filosofia, ma è esattamente il contrario. La protagonista è la Filosofia che è paragonata da Dante ad una donna gentile. Del resto, per lunga parte del trattato, Dante si immedesima in un filosofo, quel Boezio, condannato a morte nel 525 dall’imperatore Teodorico convinto che il grande intellettuale tramasse con l’Impero Romano d’Oriente contro di lui. Per consolarsi dalla scoperta della mortalità di Beatrice, Dante accede alla filosofia leggendo alcune opere, e tra quelle che lo colpiscono in maniera più indelebile vi è la “Consolazione” in cui Boezio, che sa ormai di non poter sfuggire alla condanna di Teodorico, incontra una personificazione della Filosofia, una donna dalle vesti stracciate, simbolo evidentemente delle varie correnti filosofiche che se la tirano da una parte o dall’altra. E perché la Filosofia è gentile, così come la Donna alla quale Dante dedica il Convivio? E’ gentile perché la “gentilezza”, afferma Dante, è offrire un dono a qualcuno che non se lo aspetta: dare senza che ci sia stato chiesto. Questa Donna è gentile perché è generosa. La persona gentile sa donare, sa offrire agli altri. Così come Boezio aveva trovato consolazione nella filosofia, la quale lo guida verso un orizzonte più esteso dell’accettazione della propria mortalità, Dante trova, sempre nella filosofia, un tesoro ancor più prezioso di quello che si aspettava, un tesoro spirituale ben più grande della semplice consolazione per la dipartita (presunta o sognata) di Beatrice.

 

DANTE ALIGHIERI AND THE KINDNESS OF PHILOSOPHY
The Convivio is not dedicated to Beatrice, but rather to a “Lady” who Dante refers to as “Kind”. Much has been written about this woman, although it would always be appropriate to hold firm the indication that the poet offers in his second treatise: “this lady, as has been said, was the daughter of God, queen of all things, most noble and beautiful Philosophy” (Convivio, II, 12, 2). Thus, we must make sure to attribute the correct meaning to the terms of said metaphor: the protagonist of the Convivio is not a woman, who Dante compares to Philosophy; quite the opposite, as Philosophy is the protagonist that is compared by Dante to a kind lady. In fact, for a long part of the treatise, Dante identifies with a philosopher, Boethius, who was sentenced to death in 525 CE by the Emperor Theodoric, as he was convinced that the great intellectual was plotting a coup d’état with the Eastern Roman Empire. To seek comfort in lue of the discovery of Beatrice’s mortality, Dante approaches philosophy by reading a number of works, and among those that strike him the most there is the “Consolation”. in which Boethius – who is now aware that he cannot escape Theodoric’s condemnation – meets a personification of Philosophy, a woman in tattered clothes, a clear symbol of the various philosophical currents that are pulling her to one side or to the other. And why is Philosophy kind, as is the Lady to whom Dante dedicates the Convivio? She is gentle because “kindness,” in Dante’s words, is offering a gift to someone who does not expect it: to give, without being asked. This Woman is kind because she is generous. A kind person knows how to donate, how to offer to others. Just as Boethius had found consolation in philosophy, which guides him to a broader horizon than just the acceptance of his own mortality, Dante finds, again in philosophy, an even more precious treasure than what he expected – a spiritual fortune far greater than mere consolation over the (presumed, or dreamed) departure of Beatrice.