Ritorna a Firenze, giovedì 11 luglio un nuovo appuntamento, per il dodicesimo anno consecutivo, con il Balagàn CaféFino al 5 settembreil giardino della Sinagoga accoglierà ogni giovedì la speciale kermesse culturale estiva organizzata dalla Comunità Ebraica di Firenze e dal Comitato Rete Toscana ebraica in collaborazione con il Museo ebraico di Firenze e con il sostegno della Regione Toscana. L’iniziativa è realizzata grazie al contributo di Fondazione CR Firenze, nell’ambito del bando artistico e culturale, oltre che inserita nell’Estate Fiorentina del Comune di Firenze, e cofinanziata dall’Unione Europea – Fondo Sociale Europeo, nell’ambito del Programma Operativo Città Metropolitane

Il tema scelto per accompagnare il ciclo di incontri – che culminerà con la Giornata Europea della Cultura Ebraica di domenica 15 settembre – è: “Dove comincia la pace”. Di assoluto spessore gli incontri: l’impegno del Balagàn a generare dialogo e comprensione reciproca si articola in una serie di conversazioni, tutte fra le 20,30 e le 21,30, con figure di assoluto rilievo. Tra questi Padre Bernardo Gianni (giovedì 27 giugno), promotore della marcia silenziosa per la Pace del 23 ottobre scorso, punto di riferimento per una Firenze impegnata nel percorso della piace e del dialogo. Lo scorso giovedì, da Israele è intervenuta Edna Angelica Calò Livne, attivista israeliana candidata al Premio Nobel per la pace, con un incontro e una performance interattiva con il pubblico, mentre è in programma una conversazione con Marisa Nicchi e altre aderenti a “Donne Insieme per la pace” per il prossimo giovedì (11 luglio). Poi ci saranno le conversazioni con il filosofo Davide Assael (18 luglio), con lo storico Claudio Vercelli (25 luglio). Tra gli altri incontri quello con la celebre scrittrice e pacifista italo-israeliana Manuela Dviri (1 agosto) e lo psicologo ed esperto di lotta all’antisemitismo David Meghnagi (29 agosto). 

Non mancherà ovviamente la musica che completerà gli incontri con proiezioni di film e laboratori. Come esempio quanto mai eloquente un appuntamento di spicco: il Balagàn porterà a Firenze, per la serata conclusiva del 5 settembre, la celeberrima musicista Noa, voce riconosciuta nel mondo non solo per i suoi meriti artistici e la sua straordinaria popolarità, ma per l’impegno per la pace e in particolare per il dialogo fra israeliani e palestinesi. Moltissimi altri, naturalmente, gli appuntamenti di altissimo respiro internazionale. Il 18 luglio sarà in concerto la cantante palestinese Miriam Toukan con un gruppo di musicisti israeliani e con un concerto dedicato all’incontro fra cultura araba libanese e israeliana: “Quando si incontrano Bialik e Fayrouz”. Il 20 giugno, in apertura, si è esibita  a Firenze una straordinaria formazione da Belgrado, il gruppo “Shira utfila” diretto da Stefan Sablic, band multietnica e multiconfessionale la cui musica si ispira alla ricchezza della tradizione ebraica, turco/ottomana, araba a balcanica. Il 27 giugno è stata la volta di ad uno dei massimi esperti al mondo del “ney”, strumento a fiato principe della tradizione mediorientale: giunto dalla Turchia, Aziz Senol Filiz che è stato in concerto con il toscano Ettore Bonafé e altri musicisti di assoluto spessore, in un progetto di incontro fra musiche e culture dal titolo “Jazz Anatolia”.  Ma ci sarà spazio anche per un tributo a un musicista italiano fortemente legato al mondo ebraico e a Israele come Herbert Pagani, e per Enrico Fink che porterà il pubblico in un viaggio musicale attraverso la storia degli ebrei d’Italia.

In apertura giovedì ci sarà l’intrattenimento musicale dedicato alle note dal mondo” con la musica argentina di Paola Scoppa (voce) e Fernando Mazza (chitarra) che collaborano con l’Orchestra Multietnica di Arezzo. Al tramonto sotto la cupola verde della Sinagoga sarà possibile immergersi in un’atmosfera argentina ricreata grazie all’impasto timbrico del duo rioplatense. Le danze tipiche, il racconto dei paesaggi e i ritmi caratteristici di un territorio fertile di cultura, che rappresenta il secondo Stato più esteso dell’America Latina, troveranno dunque voce in un viaggio in musica con la leggerezza della voce sospesa sull’armonia delle corde, narrato grazie ad un’ampia e variegata selezione di brani popolari del folklore argentino. Paola Scoppa è nata a Buenos Aires in Argentina nel 1982. A sedici anni ha frequentato lezioni private di canto e direzione corale e dal 2003 al 2008 ha sostenuto il professorato di canto al Conservatorio Municipale di Musica di Moron a Buenos Aires. Nel suo paese ha lavorato come direttrice di cori di voci bianche, come professoressa di musica alle scuole elementari ed ha tenuto corsi e workshop di canto popolare per bambini e per adulti. Ha inoltre proseguito la sua carriera come cantante ed ha partecipato a formazioni di musica popolare argentina. Nel 2016 si è trasferita in Italia entrando a far parte dell’Orchestra Multietnica di Arezzo dall’agosto dello stesso anno. Fernando Mazza è nato nel 1977 a Buenos Aires in Argentina. Dopo la laurea come tecnico chimico ha iniziato il professorato di chitarra al Conservatorio Alberto Ginastera. Contemporaneamente ha lavorato come insegnante di chitarra sia in scuole di musica che privatamente. Gli studi musicali hanno acceso in lui l’interesse per la costruzione stessa dello strumento. Dopo un periodo di ricerca, nel 2003 ha costruito la sua prima chitarra consacrando la sua professione da liutaio. Dal 2016 si è trasferito in Italia dove ha proseguito il suo mestiere.

Il concerto conclusivo della serata vedrà l’esibizione alle ore 21,30 dell’ensemble pugliese Radicanto con un concerto anche questo all’insegna del dialogo – in questo caso fra musica della tradizione ebraica sefardita e del Mediterraneo. Così la formazione: Giuseppe De Trizio (chitarra e mandolino), Francesco De Palma (percussioni), Massimo Ferri (chitarra) e Luca Baldini (basso). In questi anni l’ensemble ha collaborato con alcuni dei maggiori esponenti della canzone popolare e d’autore italiana come Teresa De Sio e Raiz (ex Almamegretta). Ma anche con l’attore Dario Fo e lo scrittore Roberto Saviano. All’estero i Radicanto hanno rappresentato l’Italia alla “Festa della musica di Losanna” in Svizzera (2005); al “Italia Underground, festival del cinema italiano” in Romania (2008); al “Festival dei paesi del Mediterraneo”, al Vittoriano di Roma, scelti dal direttore artistico Vincenzo Mollica (2009); al “Festival dell’arte Russa” a Mosca in Russia (2010); al “Müpa Palace of Arts di Budapest” in Ungheria; alla “Settimana della Cultura Italiana” a Stettino in Polonia (2016 e 2018), alle celebrazioni della Festa della Repubblica Italiana, ospiti dell’Istituto Italiano di Cultura a Tel Aviv e successivamente a Gerusalemme in Israele (2017).

In undici anni di attività – spiega Enrico Fink direttore artistico della kermesse –  il Balagàn Café ha costruito qualcosa di più di un festival culturale di successo: grazie a programmi nati intorno alla curiosità e interesse verso il mondo ebraico ma sempre declinati sulla linea del dialogo e della conoscenza reciproca, ha offerto uno sguardo capace di illuminare spazi ancora immersi nell’oscurità dell’incomprensione e del pregiudizio.  Oggi viviamo un momento drammatico, che non possiamo ignorare. La guerra ha scosso le coscienze e generato una discussione senza precedenti nella nostra città, nelle nostre comunità. Mai come in questo momento abbiamo bisogno di prospettive nuove che scavalchino gli steccati, che contribuiscano a far nascere prospettive innovative, percorsi di riconoscimento dell’altro, delle sue ragioni, dei suoi diritti, della sua sofferenza. Percorsi che possano scardinare contrapposizioni sterili e ormai incancrenite. Il Balagàn farà la sua parte, portando nella nostra città esempi concreti di convivenza e dialogo: avremo occasione di incontrare personalità impegnate da tempo nella costruzione concreta di percorsi di pace”. 

Come da tradizione ad accompagnare le serate l’iniziativa Saperi&Sapori, quest’anno dedicata a Jean-Michel Carasso, chef e ispiratore di mille ricette che in questi anni hanno accompagnato e donato gusto ai giovedì sera all’ombra della cupola della Sinagoga. 


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