Nelle sale situate al piano terreno degli Uffizi si susseguono capolavori di Goya, Tiepolo, Canaletto, Elisabeth Vigée Le Brun, Jean-Étienne Liotard, Anton Rafael Mengs, Thomas Patch, Francesco Guardi, ritratti e autoritratti, sculture di nudo dall’elegante sensualità, opere a tema erotico, affascinanti vedute di luoghi iconici del Grand Tour in Italia, che raccontano il Secolo dei Lumi. “Firenze e l’Europa. Arti del Settecento agli Uffizi”, curata da Simone Verde, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, e Alessandra Griffo, Responsabile della Pittura del Settecento del museo, visitabile fino al 28 novembre 2025, è una mostra bellissima, seduttiva. Esposte 150 opere tra dipinti, sculture, mobilia, porcellane, stampe ed un grande arazzo, che raccontano un’epoca di grandi cambiamenti per il pensiero, l’estetica, il gusto occidentale, e anche per gli Uffizi che, proprio nel corso del Settecento, da scrigno dinastico di collezioni reali, si trasformano in museo moderno, il primo museo moderno d’Europa. Come sottolinea Simone Verde, l’esposizione “ripercorre un secolo estremamente sfaccettato attraverso la sua cultura estetica, intrecciando la narrazione generale del contesto alla gestazione degli Uffizi quale primo museo moderno europeo. Un racconto complesso e ricco di sottotesti e sfumature che abbiamo costruito con pazienza e dedizione, mettendo a disposizione del pubblico opere della collezione non visti da molti anni o addirittura mai esposti”.

Martin van Meytens (Stoccolma 1695 – Vienna 1770), Ritratto di Maria Teresa d’Asburgo, di Francesco I d’Austria e dei loro tredici figli, 1756 c., Olio su tela, Palazzo Pitti

Cattura l’attenzione il maestoso Ritratto di Maria Teresa d’Asburgo, di Francesco I d’Austria e dei loro tredici figli di Martin van Meytens, ritrattista ufficiale della casa d’Asburgo-Lorena, che eseguì tre versioni del dipinto, databili a partire dal 1754 ed eseguite a circa un anno di distanza l’una dall’altra. L’opera esposta a Palazzo Pitti è l’ultima delle tre e presenta la famiglia al completo, compreso l’ultimogenito Massimiliano. “Il quadro giunse a Firenze – ci racconta Alessandra Griffo – al seguito di Pietro Leopoldo ritratto in piedi all’estrema destra, quando si trasferì da Vienna come giovane successore del padre Francesco Stefano, già primo granduca della dinastia lorenese regnante sulla Toscana, a partire dal 1737. A differenza di costui, che investito del più prestigioso titolo di Sacro Romano Imperatore, lasciò le sorti del Granducato in mano a dei reggenti, Pietro Leopoldo di Lorena regnò fino al 1790 con continuità e impegno, nonché spirito illuminato e riformatore”. Nel 1769, nel giorno della festa del Santo Patrono di Firenze, San Giovanni (il 24 giugno), fu Pietro Leopoldo, Granduca di Toscana, a consentire ai cittadini di visitare liberamente il museo. Per Firenze, il Settecento segnò uno spartiacque, infatti fu in questo tempo che venne siglato il Patto di Famiglia dall’ultima discendente dei Medici, Anna Maria Luisa (Firenze, 11 agosto 1667 – 18 febbraio 1743), e gli Asburgo-Lorena di Toscana. Nel 1737, non avendo figli ed eredi diretti, Anna Maria Luisa certificò la fine della dinastia medicea e, con un atto lungimirante e visionario, decise di vincolare lo sterminato patrimonio di beni e opere d’arte della propria famiglia alla città di Firenze “per ornamento dello Stato, per utilità del Pubblico e per attirare la curiosità dei Forestieri”. Le opere in mostra, prosegue Alessandra Griffo, “oltre ad essere di grande qualità, hanno il pregio di offrire spunti per conoscere un secolo cruciale per la formazione della mentalità, della sensibilità e persino del gusto moderno. Oggi a Firenze arrivano ogni anno milioni di persone, attratte dal mito del primo Rinascimento; ecco, la riscoperta di questo periodo avvenne proprio nel corso del Settecento”. Il Settecento fu, in tutta Europa, un’epoca di grandi cambiamenti strutturali, nella politica, nella cultura e nell’estetica, mutamenti che, a Firenze, i Granduchi riuscirono ad intercettare, trasformando la città e gli Uffizi in un microcosmo in cui si respira il nuovo clima del Continente. La mostra documenta la riscoperta dei Primitivi, i pittori della cristianità medievale rivalutati negli ambienti anti-illuministi, così come la crescente moda per l’esotico, espresso in dipinti come la Giovane donna vestita alla turca di Liotard. Nella sala dedicata ai bozzetti spicca il lavoro di Anton Domenico Gabbiani (del 1701) dedicato alla cupola della chiesa fiorentina di San Frediano in Cestello, raffigurante la Gloria di Santa Maria Maddalena portata in cielo dagli angeli. In mostra anche l’imponente dipinto del maestro francese Pierre Subleyras, Matrimonio mistico di Santa Caterina de’ Ricci, recentemente acquisito dalle Gallerie degli Uffizi e “restaurato in diretta”, sotto gli occhi dei visitatori.

Élisabeth Vigée Le Brun, Autoritratto, 1790, Olio su tela, Gallerie degli Uffizi. Élisabeth Vigée Le Brun (Parigi, 1755-1842) è stata la ritrattista più ricercata e innovativa nella Francia fra Sette e Ottocento che strinse con la Regina Maria Antonietta un rapporto di profonda amicizia, condividendone gioie e dolori.

Alessandra Griffo, Curator of 18th Century Painting at the Uffizi Galleries

On the ground floor of the Uffizi Galleries, visitors can journey through the Enlightenment by admiring a breathtaking series of masterpieces: works by Goya, Tiepolo, Canaletto, Elisabeth Vigée Le Brun, Jean-Étienne Liotard, Anton Raphael Mengs, Thomas Patch, and Francesco Guardi; portraits and self-portraits; sensuous nude sculptures; erotic-themed artworks; and mesmerising vedute of the Grand Tour’s most iconic destinations in Italy. “Firenze e l’Europa. Arti del Settecento agli Uffizi” (Florence and Europe. 18th-Century Arts at the Uffizi), curated by Simone Verde, Director of the Uffizi Galleries, and Alessandra Griffo, Head Curator of 18th-Century Painting, is on display until 28 November 2025. It’s a captivating and seductive exhibition showcasing 150 works, including paintings, sculptures, furniture, porcelain, prints, and a large tapestry, that collectively narrate an era of radical transformation in Western thought, aesthetics, and taste. The exhibition also recounts the Uffizi’s own evolution during the 18th century, from a dynastic treasure trove into the first modern museum in Europe. As Simone Verde explains, the show “traces an extremely multifaceted century through its aesthetic culture, weaving the broader historical narrative with the formation of the Uffizi as Europe’s first modern museum. It is a rich, nuanced tale, developed with care and dedication, featuring pieces unseen for years or never exhibited before”. One striking highlight is the monumental Portrait of Empress Maria Theresa of Austria with Emperor Francis I and their thirteen children, painted by Martin van Meytens, official portraitist of the Habsburg-Lorraine court. He created three versions of this work beginning in 1754, each spaced roughly a year apart. The version displayed at Palazzo Pitti is the final and most complete, including the youngest child, Maximilian. As Alessandra Griffo notes, “The painting arrived in Florence with Pietro Leopoldo, depicted standing at the far right, when he moved from Vienna to succeed his father, Francis Stephen, as the Grand Duke of Tuscany in 1765.” Unlike his father – who, upon becoming Holy Roman Emperor, left the Grand Duchy to regents – Pietro Leopoldo ruled continuously and with enlightened, reformist zeal until 1790. It was he who, on 24 June 1769 (the feast day of Florence’s patron saint, St John), granted public access to the museum for the first time. The eighteenth century marked a turning point for Florence. In 1737, Anna Maria Luisa de’ Medici (Florence, 11 August 1667 – 18 February 1743) – the last heir of the Medici dynasty – signed the Patto di famiglia (the Family Pact) with the House of Habsburg-Lorraine. Having no children, she foresaw the end of her family line and, with visionary foresight, legally bound the immense artistic and cultural heritage of the Medici to remain in Florence “for the ornament of the State, the benefit of the Public, and to attract the curiosity of Foreigners”. Griffo emphasises: “The works on display are not only of exceptional quality but also offer insights into a century crucial to the formation of our modern mindset, aesthetic sense, and taste. Millions of visitors come to Florence each year drawn by the myth of the early Renaissance – but it was in the 18th century that this very rediscovery began”. Across Europe, the 1700s were a time of profound transformation, political, cultural, and artistic. In Florence, the Grand Dukes were astute enough to recognise and embrace these changes, turning both city and museum into a microcosm of the continent’s new spirit. The exhibition also explores the rediscovery of the Primitives, early Christian painters reappraised by anti-Enlightenment circles, and the growing taste for the exotic, seen in Liotard’s Young Woman in Turkish Costume. A highlight of the sketch room is Anton Domenico Gabbiani’s 1701 preparatory work for the dome of San Frediano in Cestello, depicting The Glory of St Mary Magdalene. Visitors can also admire Pierre Subleyras’s grand painting, The Mystic Marriage of St Catherine de’ Ricci, recently acquired by the Uffizi and restored live in front of the public.