Mandragora: architetture di luce e d’autore a Firenze per una cultura diffusa


In un quartiere caratterizzato da palazzi di fine ottocento e inizi novecento, a pochi passi dal centro della Città di Firenze, si erge la sede della Casa Editrice Mandragora, un edificio di architettura contemporanea firmata Claudio Nardi che si integra perfettamente nel contesto urbano, rispettandone proporzioni e skyline, ma allo stesso tempo spicca per i contorni stilistici e l’utilizzo dei materiali. Con il suo armonioso guscio esterno di vetro, i suoi passaggi interni percorsi dalla luce e visibili anche dall’esterno, il movimento verticale dei volumi che la compongono, la costruzione dell’architetto Nardi è un’opera censita dal ministero dei Beni Culturali ed è stata progettata in stretta sintonia con i suoi committenti, Mario Curia e Sandra Rosi, titolari della Casa Editrice Mandragora, per lanciare un messaggio chiaro e forte alla Città: l’importanza di perseguire bellezza, innovazione e assoluta qualità. Questa la dichiarazione programmatica di Mandragora espressa attraverso la propria sede, apertura verso la contemporaneità, profonda attenzione al contesto culturale cittadino, ascolto e slancio verso il mondo.
Fondata quarant’anni fa, Mandragora si è conquistata un ruolo di primo piano come interprete e mediatrice della cultura visiva e artistica italiana, tanto che oggi non è solo un marchio editoriale ma un laboratorio di idee, un crocevia di committenze e competenze in naturale movimento tra passato e presente, tradizione e innovazione, grazie a un team solido e compatto. La vice direttrice Sandra Rosi, socia dal 1988, accompagna ogni progetto fin dalla nascita dell’azienda e da alcuni anni si è aggiunto alla squadra anche Vincenzo Curia, per seguire le orme paterne. La chiave di ogni piano editoriale è l’attenzione minuziosa al dettaglio che il direttore ama definire “sartoriale” poiché perfettamente “cucito addosso” alle esigenze di ogni committente, pubblico o privato che sia.

Un catalogo come mosaico culturale: monografie, cataloghi, riviste
La produzione editoriale di Mandragora riesce a combinare qualità estetica e rigore filologico. I progetti nascono da un’interazione profonda con istituzioni e committenti, siano questi musei, fondazioni, università o collezionisti privati. L’obiettivo non è solo realizzare libri, ma costruire narrazioni visive e testuali capaci di restituire un’opera o una collezione alla sua complessità storica e critica. Accanto alle monografie e ai cataloghi d’arte, il catalogo ospita collane che guardano ad ambiti interdisciplinari, come Fashion in Process, avviata nel 2013, che esplora il sistema moda e il design con un approccio multidisciplinare. Uno degli aspetti più significativi della storia recente di Mandragora è la gestione di riviste di alto profilo. In passato ha curato Antologia Vieusseux, importante luogo di confronto letterario e artistico. Oggi pubblica Paragone Arte e Paragone Letteratura, due testate che affondano le radici nella grande tradizione critica italiana, fondate da Roberto Longhi e ancora punto di riferimento per studiosi e appassionati.
L’editoria come esperienza diffusa
Mandragora ha sempre puntato su una diffusione capillare. I suoi volumi non sono solo nelle librerie, ma anche nei principali bookshop museali italiani e internazionali. Parallelamente, progetti come La città ai bambini dimostrano la capacità di sviluppare prodotti editoriali e format culturali pensati per pubblici specifici, in questo caso famiglie e scuole, integrando educazione, turismo e fruizione esperienziale.

Intervista a Mario Curia, fondatore di Mandragora
Alla guida di questo complesso organismo editoriale si staglia la figura di Mario Curia, capace di coniugare pragmatismo imprenditoriale e sensibilità culturale. La sua visione unisce un’attenzione rigorosa alla qualità (che sia un dettaglio grafico o una scelta tipografica) e alla capacità di leggere i bisogni del mercato internazionale senza perdere di vista la centralità di Firenze come laboratorio culturale. Curia non si limita a dirigere: media tra autori, storici, collezionisti e istituzioni, costruendo ponti tra esigenze scientifiche e accessibilità per il pubblico colto ma non specialista. Il risultato è un lavoro sottile, quasi invisibile, che però emerge con forza nel panorama editoriale e museale della città.
La casa Editrice Mandragora è nata dalla volontà di realizzare divulgazione culturale di alto livello, rivitalizzare l’arte attraverso l’editoria e fondere tradizione e contemporaneità. Ci racconta qual è stata la visione iniziale e quale contesto culturale ha favorito la nascita del progetto?
Il contesto era quello degli anni ‘80, un periodo in cui era relativamente facile mettere in piedi un’impresa anche culturale e io avevo acquisito esperienza come freelance per diverse case editrici nel settore delle mostre d’arte e delle Fondazioni culturali, da lì mi venne l’idea di creare un progetto mio che fondesse grande qualità del prodotto librario a un approccio di tipo anglosassone con dei prezzi accessibili, puntando molto sulla divulgazione culturale attraverso grandi tirature e individuando i bisogni del mercato, ad esempio libri d’arte per bambini che all’epoca non pubblicava nessuno. Sono partito individuando ciò che mancava nel mercato editoriale e ho iniziato a colmare quelle lacune realizzando prodotti di grande pregio a prezzo basso da subito tradotti in diverse lingue europee ed extraeuropee.
L’identità di Mandragora sembra fondarsi su un dialogo costante tra Arte, parola scritta e spazio architettonico. In che modo la sede progettata da Claudio Nardi riflette i valori fondanti della vostra attività editoriale?
E’ stata la realizzazione di un sogno. Desideravamo da sempre poter realizzare un’architettura di tipo contemporaneo che tuttavia non stravolgesse il contesto urbano della città. Con Claudio c’era un rapporto di amicizia, scambio e intesa e siamo riusciti a portare a termine un progetto che sapevamo sarebbe stato molto complesso realizzare qui a Firenze, ma ci siamo riusciti e siamo anche stati censiti dal Ministero dei Beni Culturali come una delle poche opere di architettura contemporanea realizzate dal dopoguerra a oggi in questo territorio. Ci ha dato grandi soddisfazioni perché chiunque venga da noi rimane colpito dalla particolarità del contesto che riflette un certo tipo di sensibilità e visione. Inoltre è importante poter avere un luogo bello dove lavorare che sia luminoso, funzionale e confortevole per noi e i nostri collaboratori e si rifletta in ciò che facciamo.
Uno dei tratti distintivi dei vostri volumi è la cura editoriale meticolosa e personalizzata rispetto al committente. Come riuscite a coniugare esigenze di alta qualità estetica con la sostenibilità economica di un progetto editoriale?
Soprattutto negli ultimi anni lavoriamo molto con grandi committenti internazionali che sono spesso dei collezionisti privati, che sono appassionati d’arte, hanno raccolto delle fortune strepitose e desiderano valorizzarle facendo studiare meglio la propria collezione. Spesso si tratta di Arte italiana (medievale o rinascimentale), noi siamo conosciuti in questo settore di mercato e quindi ci vengono a cercare per curare monografie o i cataloghi delle loro collezioni. Lavoriamo con i più grandi storici dell’arte che ci stimano e indirizzano questi collezionisti da noi perché vogliono un prodotto curato in ogni dettaglio. A volte è necessario mediare fra la committenza e gli autori ma anche comprendere a pieno il desiderio che sta a monte della richiesta che spesso è astratta e va indirizzata per essere realizzata. Ci sono alcuni committenti che non vogliono che il loro catalogo entri in commercio, altri invece lo accettano, e poi c’è la committenza istituzionale dei Musei e delle istituzioni pubbliche

Mandragora collabora dunque con istituzioni, collezionisti, enti pubblici e privati. Come nasce e si sviluppa un progetto editoriale in sinergia con queste realtà?
Quest’anno Mandragora compie 40 anni, il nostro è un progetto che si è sviluppato nel tempo. Quando siamo partiti è stato molto difficoltoso perché nessuno ci conosceva. Io avevo dei rapporti personali con i professionisti del settore ma l’azienda non la conosceva nessuno. All’inizio è stato un po’ difficoltoso, abbiamo dovuto investire su dei progetti editoriali per coltivare fiducia e credibilità, ho pubblicato libri che magari non hanno avuto un grande sbocco commerciale ma è stato un modo per farsi conoscere, un investimento a lungo termine di cui adesso stiamo raccogliendo i frutti.
La collana Fashion in Process testimonia un’apertura verso letture critiche e multidisciplinari. Qual è il ruolo della ricerca accademica e dell’innovazione nel vostro catalogo e come gestite l’integrazione tra ambiti diversi – storico-artistico, sociologico, economico – all’interno di uno stesso progetto?
Principalmente si tratta di due tipi di progetti editoriali: i libri che finanziamo noi e per i quali scegliamo gli autori e decidiamo ogni altro aspetto e poi ci sono i libri che ci vengono commissionati e per i quali ci mettiamo completamente al servizio del cliente. Ciò che ci distingue è la capacità di creare un’opera perfettamente in sintonia con il tema e le richieste del committente. A volte si parte da un progetto editoriale per il quale viene trovato un budget o un finanziamento che può essere rivalutato insieme, altre volte c’è un’idea e ci sediamo insieme per studiare come realizzarla al meglio da tutti i punti di vista, grafico, distributivo e sotto ogni altro aspetto. Abbiamo una redazione interna e collaboriamo con tanti professionisti di vari ambiti per i singoli progetti (traduttori, fotografi, storici dell’Arte etc…).
Il vostro approccio alla divulgazione artistica e culturale privilegia una dimensione internazionale. In che modo i vostri libri raggiungono il pubblico globale, e quali strategie adottate per rendere accessibile l’eccellenza italiana oltreconfine?
La prima strategia è stata quella di pubblicare da subito i libri in lingua, il mercato più importante per i libri è sempre quello del mercato anglosassone. Pensi che spesso abbiamo dei libri di cui è uscita solo l’edizione inglese. Inoltre abbiamo una rete di distribuzione nel mondo anglosassone che diffonde nel mondo i nostri libri che vengono molto apprezzati.
Guardando al futuro, quali sono le sfide e le ambizioni di Mandragora? Come immaginate il prossimo decennio di editoria culturale a Firenze e nel mondo?
Credo che dopo la “sbornia tecnologica” il mercato del libro si sia abbastanza stabilizzato, per cui non penso che ci saranno grandissimi cambiamenti. Forse ci sarà un vasto utilizzo dell’intelligenza artificiale per una certa categoria di volumi. Noi alla fine elaboriamo dei contenuti, li organizziamo, li verifichiamo, ma fondamentalmente facciamo un prodotto fisico, che è quello che il pubblico vuole da noi e che cerca il nostro committente. Un libro di studio e da consultare difficilmente potrà essere sostituito da un ebook. Comunque produciamo anche ebook, in particolare per libri che non conviene più ristampare. Per le biblioteche che per motivi di budget non vogliono o non possono comprare alcuni titoli, noi proponiamo, tramite il più importante commissionario di libri in Italia, Casalini che gestisce la piattaforma Torrossa, dove è possibile acquistare anche solo degli estratti. Ad esempio da una raccolta di saggi si può acquistarne un solo saggio. Ci sono tantissime Università, italiane o straniere, e anche biblioteche che comprano sia la versione cartacea che digitale di un libro per farne un diverso utilizzo, di studio e consultazione rapida.
La vostra è un’azienda familiare, nata come progetto imprenditoriale ma non solo, dato che lei e Sandra Rosi siete partner nella vita e nel lavoro. Quanto è importante la fiducia, l’affiatamento e la reciproca condivisione in un’impresa culturale?
E’ chiaro che un’azienda familiare ha dei vantaggi competitivi indiscutibili. Tra l’altro, stiamo lavorando con alcuni clienti che ci apprezzano anche perché siamo un’impresa familiare. Spesso diventano amici e poi si crea una comunità allargata.
Mandragora non è soltanto una casa editrice, ma un’impresa culturale che intreccia progettazione, produzione di conoscenza e valorizzazione artistica. In un tempo in cui l’editoria è chiamata a ripensarsi, Mario Curia e la sua squadra continuano a dimostrare che la cura del dettaglio, la solidità della ricerca e la bellezza della forma possono ancora essere il cuore di un progetto di successo. A Firenze Mandragora rappresenta una sintesi rara, un luogo dove le architetture di carta e quelle di vetro e cemento parlano la stessa lingua ovvero quella della cultura viva.
