La coreografa Sofia Nappi e il suo spettacolo tra identità, dualità e ironia. The Fridas a Fabbrica Europa 2025


C’è un filo rosso che attraversa tutta la ricerca di Sofia Nappi: la danza come linguaggio per raccontare la complessità dell’essere umano. A Firenze, sua città natale, la coreografa torna con una nuova produzione firmata per la sua compagnia KOMOCO: The Fridas, andata in scena in prima regionale il 18 e 19 settembre alla Palazzina Reale, nell’ambito di Fabbrica Europa 2025. Un ritorno carico di significato per un’artista che, partita dalla formazione all’Alvin Ailey di New York e da esperienze con Hofesh Shechter e Gaga Movement Language, ha portato le sue creazioni sui palcoscenici di compagnie di primo piano come NDT2, Ballet BC, Göteborg Opera e Scottish Dance Theatre.
Il titolo del suo spettacolo rimanda a un’icona della pittura novecentesca: Le due Frida di Frida Kahlo. Quel quadro, che Nappi definisce “un dialogo intimo tra parti di sé, conflittuali e complementari”, diventa in scena un duetto maschile affidato ai suoi primi collaboratori e muse, Adriano Popolo Rubbio e Paolo Piancastelli. I due danzatori, co-fondatori di KOMOCO, incarnano la tensione tra prossimità e distanza, tra specularità e divergenza. Ne nasce una scrittura coreografica che, attraverso gesti e dinamiche, mette in discussione stereotipi sulla mascolinità e restituisce immagini di fragilità, vulnerabilità e intimità senza perdere potenza fisica.

“Non cerco una traduzione letterale del dipinto – spiega Nappi – ma lo uso come matrice emotiva. I colori e le forme si trasformano in dinamiche e tensioni coreografiche, come se il quadro esplodesse nello spazio scenico”. Alla Palazzina Reale questo processo ha acquistato un valore ulteriore: lo spazio è diventato “membrana viva” che unisce e separa, amplificando la risonanza tra monumentalità architettonica e intimità del gesto.
The Fridas dura 25 minuti: un vortice condensato che alterna conflitto e complicità, durezza e ironia. “Lo spettacolo rappresenta un viaggio emotivo che non offre risposte ma suscita domande – aggiunge la coreografa – e si chiude con un sorriso, perché anche nel caos della vita l’umorismo resta un’àncora indispensabile”. Una drammaturgia che celebra le “moltitudini contenute in ogni individuo”, aprendo al pubblico uno spazio di riflessione sulla fluidità dell’identità.
Lo spettacolo si inserisce nel percorso internazionale di KOMOCO, compagnia nata nel 2016 e rapidamente affermatasi grazie a premi prestigiosi come il Partner Introdans Award al Rotterdam International Duet Choreography Competition e il triplice riconoscimento (Primo Premio, Critica e Produzione) all’International Choreography Competition Hannover 2021. Con tournée in Europa, Canada, Messico e Serbia, e una rete di collaborazioni con centri coreografici e festival di rilievo, KOMOCO ha consolidato il proprio ruolo nella nuova scena della danza contemporanea.

Fabbrica Europa quest’anno ha ospitato anche PUPO Unveiled, una prova aperta che ha ripercorso un lavoro di Nappi ispirato a Collodi e al viaggio trasformativo di Pinocchio, con l’intento di “celebrare il bambino interiore plasmato dalla società”. È un tassello di una ricerca più ampia che la coreografa porta avanti insieme ai suoi danzatori, intrecciando formazione, sperimentazione e confronto diretto con il pubblico. Un percorso che a Firenze si concretizza anche attraverso alcuni intensi workshop Komoco Intensive, appuntamenti semestrali che richiamano giovani professionisti da tutto il mondo.
Se l’esperienza internazionale ha portato Sofia Nappi ad affermarsi come una delle voci emergenti più originali della coreografia europea, il ritorno a Firenze ha rappresentato per lei un atto di restituzione. “È un’emozione speciale essere qui, perché significa poter condividere con la mia città un lavoro cresciuto altrove ma radicato nelle mie origini”. The Fridas diventa così non solo un duetto potente e intimo, ma anche un omaggio al valore della danza come specchio di ciò che siamo: molteplici, fragili, ironici e irriducibilmente umani.
