La mostra Beato Angelico, dedicata all’artista simbolo del Quattrocento, un padre del Rinascimento e tra i principali maestri dell’arte italiana di tutti i tempi, a cura di Carl Brandon Strehlke, Curatore emerito del Philadelphia Museum of Art, con Stefano Casciu, Direttore regionale Musei nazionali Toscana e Angelo Tartuferi, già Direttore del Museo di San Marco, è la prima grande esposizione realizzata a Firenze dopo settant’anni dalla monografica del 1955 dedicata all’artista ed è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei nazionali Toscana e Museo di San Marco. Le opere selezionate raccontano non solo la produzione artistica di Beato Angelico, la sua storia e fortuna, ma anche i rapporti con i protagonisti della cultura figurativa del suo tempo, con pittori come Lorenzo Monaco, Masaccio e Filippo Lippi, e scultori quali Lorenzo Ghiberti, Michelozzo e Luca della Robbia. Nelle due sedi sono esposte oltre 140 opere tra dipinti, disegni, miniature e sculture provenienti da importanti musei quali il Louvre di Parigi, la Gemäldegalerie di Berlino, il Metropolitan Museum of Art di New York, la National Gallery di Washington, i Musei Vaticani, la Alte Pinakothek di Monaco, il Rijksmuseum di Amsterdam, oltre a biblioteche, collezioni italiane e internazionali, chiese e istituzioni territoriali. Un’occasione straordinaria, quindi, anche per ammirare opere disperse, che sono state restaurate e riunificate appositamente per la mostra; è il caso della Pala di San Marco, commissionata da Cosimo e il fratello Lorenzo de’ Medici per l’altare maggiore della chiesa omonima ed eseguita tra il 1438 e il 1442, che per la prima volta, dopo oltre duecento anni, vede riunite 17 delle 18 parti dell’opera che era stata smembrata nel 1678-1679.

Beato Angelico, Pala di Bosco ai Frati, Tavola principale: Madonna col Bambino in trono, e i santi Antonio di Padova, Ludovico di Tolosa, Francesco d’Assisi, Cosma, Damiano e Pietro Martire. Predella: Santi Domenico, Bernardino da Siena e Pietro; Cristo in pietà; Santi Paolo, Girolamo e Benedetto. 1450-1452, Tempera su tavola. Firenze, Museo di San Marco. Su concessione del Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei nazionali Toscana – Museo di San Marco

Nella Firenze del primo Quattrocento assistiamo a un profondo rinnovamento del linguaggio figurativo che prende forma proprio nei luoghi dedicati alla vita religiosa ed assistenziale, come per esempio nel convento di Santa Maria Novella, nel monastero camaldolese di Santa Maria degli Angeli, nel convento di Santa Croce, all’ospedale di Santa Maria Nuova, nel convento di San Marco e proprio quest’ultimo rappresenta un luogo emblematico di quel tempo, in cui si incrociano arte, cultura, spiritualità e potere politico. Nel Quattrocento, infatti, il prestigio delle famiglie si afferma anche attraverso la commissione di pale d’altare, in cui devozione e rappresentanza s’intrecciano. Beato Angelico, il frate pittore, è una figura chiave di questa stagione e l’Annunciazione è uno dei temi più celebri della sua produzione. Nacque a Vicchio di Mugello nel 1395 circa e morì a Roma nel 1455; partendo dall’eredità tardogotica, utilizza i principi della nascente arte rinascimentale, creando dipinti divenuti famosi per la maestria prospettica, l’uso della luce e il rapporto tra le figure e lo spazio. Per Cosimo de’ Medici, Beato Angelico realizzò opere fondamentali per la sfera privata e pubblica della famiglia e quando Cosimo morì, quel legame proseguì con il figlio Piero “il Gottoso” che, intorno al 1450, gli affidò la decorazione dell’Armadio degli Argenti alla Santissima Annunziata, destinato a custodire preziosi ex voto. Allo stesso periodo appartiene la commissione della Pala di Bosco ai Frati, realizzata per il convento francescano in Mugello, terra d’origine della famiglia Medici, in cui sono raffigurati i Santi Cosma e Damiano, patroni medicei. Tra il 1445 e il 1455 alternò la sua presenza a Firenze con lunghi soggiorni a Roma, dove era chiamato da Papa Eugenio IV che a Firenze aveva avuto modo di apprezzare gli affreschi realizzati per San Marco. Durante gli anni romani lavorò anche per il cardinale Juan de Torquemada, insigne teologo domenicano, per il quale dipinse due tavole con la Crocifissione, esposte in mostra. Alla morte, il 18 febbraio 1455, Angelico fu sepolto alla Minerva, celebrato come il “secondo Apelle” e “gloria dei pittori”, sancendone così la fama eterna. Come sottolinea Stefano Casciu, la mostra “rappresenta un punto di arrivo imprescindibile per gli studi e le ricerche sul Beato Angelico, anche grazie agli importanti restauri e alle indagini scientifiche su molte delle opere esposte, e allo stesso tempo è il trampolino per futuri e appassionanti nuovi sviluppi e prospettive su uno dei massimi protagonisti dell’arte occidentale” e il Museo di San Marco, che ha sede nella parte monumentale dell’omonimo convento domenicano, commissionato da Cosimo de’ Medici a Michelozzo tra il 1437 e il 1443, custodisce la più vasta collezione al mondo di opere del Beato Angelico. Durante la visita merita particolare attenzione la Biblioteca, realizzata tra il 1441 e il 1444 da Michelozzo di Bartolomeo (Firenze 1396-1472), che può essere considerata la prima biblioteca pubblica moderna e che, in occasione della mostra, ospita una sezione dedicata ad Angelico miniatore e numerosi codici nuovamente esposti nella loro sede originaria.

 

 

Beato Angelico, Cristo come Re dei Re,1447-1450, Tempera e oro su tavola
Livorno, cattedrale di San Francesco. Photo credits: Bridgeman Images

Beato Angelico
An extraordinary exhibition at Palazzo Strozzi and the Museum of San Marco

The exhibition Beato Angelico, dedicated to the artist who symbolises the 15th century – a father of the Renaissance and one of the greatest masters of Italian art – is curated by Carl Brandon Strehlke, Curator Emeritus of the Philadelphia Museum of Art, together with Stefano Casciu, Regional Director of the National Museums of Tuscany, and Angelo Tartuferi, former Director of the Museum of San Marco. It is the first major exhibition devoted to Beato Angelico to be held in Florence in seventy years, since the monographic show of 1955, and is promoted and organised by Fondazione Palazzo Strozzi, the Italian Ministry of Culture – Direzione regionale Musei nazionali Toscana, and the Museum of San Marco. The works on display trace not only Beato Angelico’s artistic production, his story and legacy, but also his relationships with the leading figures of the visual culture of his time, such as painters Lorenzo Monaco, Masaccio and Filippo Lippi, and sculptors Lorenzo Ghiberti, Michelozzo and Luca della Robbia. Across the two venues, more than 140 works are exhibited, including paintings, drawings, miniatures and sculptures, from major international museums such as the Louvre in Paris, Gemäldegalerie in Berlin, Metropolitan Museum of Art in New York, National Gallery of Art in Washington, Vatican Museums, Alte Pinakothek in Munich, and the Rijksmuseum in Amsterdam, as well as libraries, private collections, churches and Italian institutions. The exhibition also offers a unique opportunity to admire works that had long been dispersed, now restored and reunited especially for the occasion, such as the San Marco Altarpiece, commissioned by Cosimo and Lorenzo de’ Medici for the high altar of the namesake church and executed between 1438 and 1442. For the first time in over two centuries, 17 of its 18 surviving panels have been brought together, after the work was disassembled in 1678–1679. In early 15th-century Florence, the renewal of the figurative language took shape in spaces dedicated to religious and charitable life, such as the convents of Santa Maria Novella, Santa Maria degli Angeli, Santa Croce, and San Marco. The latter, in particular, became a symbolic place where art, culture, spirituality and political power intersected. During this period, the prestige of Florentine families was also affirmed through the commissioning of altarpieces, where devotion and representation intertwined. Beato Angelico, the friar painter, stands as a central figure in this age. The Annunciation remains one of the most celebrated themes of his oeuvre. Born in Vicchio di Mugello around 1395 and deceased in Rome in 1455, he evolved from the late Gothic tradition to embrace the principles of Renaissance art, creating works renowned for their mastery of perspective, the subtle play of light, and the harmonious relationship between figures and space. For Cosimo de’ Medici, Angelico produced some of his most important works, both private and public.

Beato Angelico, Figura sagomata di san Francesco d’Assisi (dalla Crocifissione sagomata tra i santi Nicola di Bari e Francesco d’Assisi di San Niccolò del Ceppo),1427-1430 circa. Tempera e oro su tavola, Filadelfia, Philadelphia Museum of Art, John G.Johnson Collection.
Photo credits: Courtesy of the Philadelphia Museum of Art

After Cosimo’s death, the collaboration continued with his son Piero “the Gouty”, who around 1450 commissioned the decoration of the Armadio degli Argenti at the Santissima Annunziata, created to safeguard precious ex-votos. From the same period comes the Bosco ai Frati Altarpiece, painted for the Franciscan convent in Mugello, the Medici family’s homeland, featuring Saints Cosmas and Damian, patrons of the Medici. Between 1445 and 1455, Angelico divided his time between Florence and Rome, where Pope Eugene IV, who had previously admired his frescoes in San Marco, invited him to work. During his Roman years, he also painted for the Dominican theologian Cardinal Juan de Torquemada, creating two panels depicting the Crucifixion, both on display in the exhibition. Upon his death on February 18, 1455, Angelico was buried in Santa Maria sopra Minerva, honoured as the “second Apelles” and the “glory of painters,” thus sealing his eternal fame. As Stefano Casciu observes, the exhibition “marks an essential point of arrival for studies and research on Beato Angelico, thanks to important restorations and scientific investigations on many of the works exhibited, and, at the same time, a starting point for future and inspiring developments around one of the greatest masters of Western art.” The Museum of San Marco, housed in the monumental complex of the Dominican convent commissioned by Cosimo de’ Medici and built by Michelozzo between 1437 and 1443, holds the world’s largest collection of works by Beato Angelico. During the visit, particular attention should be paid to the Library, designed by Michelozzo between 1441 and 1444, considered the first modern public library. For this exhibition, it hosts a special section devoted to Angelico as a miniaturist, displaying numerous manuscripts newly exhibited in their original setting.

Beato Angelico e bottega, Annunciazione di Montecarlo, 1432-1435. Tempera e oro su tavola. San Giovanni Valdarno, Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie. Photo credits: Foto Scala, Firenze