Giovanni Spadolini Politico e uomo delle istituzioni


Si è appena inaugurata a Firenze la terza esposizione su “L’Italia di Giovanni Spadolini” dedicata al “Politico e uomo delle istituzioni 1972-1994”, nella sede della Biblioteca della Fondazione Spadolini Nuova Antologia, in via Pian dei Giullari 36/A. 1972-1994. Dall’elezione al Senato alla scomparsa. Ventidue anni nel corso dei quali il Professore fiorentino ha lasciato un segno indelebile nei compiti chiamato a svolgere. Le battaglie per la riforma dell’Università, la fondazione del Ministero per i beni culturali e ambientali, la prima Presidenza del Consiglio a guida non democristiana nella storia della Repubblica, il Dicastero della Difesa e il rilancio internazionale della UEO, la Presidenza del Senato. In merito alla nascita del Ministero per i beni culturali, istituito nel dicembre del 1974 da Aldo Moro con decreto legge, dato il disastro in cui si trovava il patrimonio nazionale, possiamo vedere i primi appunti autografi del neo-ministro sulla natura del nuovo Dicastero, posto davanti a una sfida che sembrava difficilmente superabile. È documentata la profonda impressione suscitata nell’opinione pubblica e nel Paese dal troppo “facile” furto dei capolavori di Piero della Francesca (“La flagellazione di Gesù” e “La Madonna di Senigallia”) o di Raffaello (“Ritratto di gentildonna”) dalla Galleria Nazionale di Urbino, dove non vi erano sistemi di allarme, e poi per fortuna ritrovati intatti. E la Presidenza del Consiglio, alla guida del governo delle “quattro emergenze” (morale, economica, istituzionale, internazionale), con i primi successi nei confronti delle Brigate Rosse e il ritorno dello Stato a fronte del terrorismo da un decennio dilagante. Un successo premiato dagli elettori – ce lo ricordano i quotidiani esposti – nelle elezioni politiche del 1983, con il Partito Repubblicano italiano proiettato al 5,6% e 5,4%, a Senato e Camera, di cui Spadolini era Segretario. Un risultato neppure sfiorato in occasione del referendum istituzionale del 1946 e delle elezioni all’Assemblea Costituente e neanche nel lungo periodo della segreteria di Ugo La Malfa. Manifesti e volantini, caricature e oggetti simbolici, fotografie e giornali documentano gli incontri coi grandi della Terra, i viaggi nelle varie parti del mondo e la frequentazione delle più autorevoli personalità della politica e della cultura: Walesa e Gorbaciov, Mandela e Dubcek, Eltsin e Levi Montalcini… La villa “Il tondo dei cipressi” a Pian dei Giullari divenne un luogo di incontro privilegiato sulle colline fiorentine, con ministri e capi di Stato, fino all’Imperatore del Giappone Akihito. Non mancano curiosità, quando ci si aggira fra i doni ricevuti. Fa sorridere il vasetto in vetro con le caramelline colorate regalate agli amici da Ronald Reagan, Presidente degli Stati Uniti, o i kalashnikov ampiamente decorati che i sultani dei Paesi Arabi donavano al Ministro della Difesa, un assoluto pacifista pronto a ricambiare con libri sulla storia di Firenze e sulla vita di Michelangelo. Eloquente la foto della visita alla fabbrica della Beretta dopo la stipula di un affare miliardario con gli Stati Uniti, propiziato dal personale rapporto di Spadolini con il Presidente americano Reagan e il capo del Pentagono Weinberger: l’adozione della pistola Beretta da parte dei policemen statunitensi. Spadolini rientrò a Firenze con un dono ricevuto dall’azienda, una pistola appunto, quale segno di riconoscenza per l’importante affare concluso. Altri che non avessero avuto in mente esclusivamente l’interesse generale del Paese, sarebbero tornati con “qualcosa in più”. Ancora, il tavolino di legno intarsiato in ebano, avorio e madreperla donatogli da Arafat, e il tabernacolo con incrostazione in madreperla offertogli dal sindaco di Betlemme, a riprova dell’impegno profuso per il riavvicinamento fra ebrei e palestinesi da parte di Spadolini, che pure era notoriamente convinto amico di Israele, in particolare del Ministro degli Esteri, Simon Perez. Commoventi le lettere indirizzate da oscuri cittadini al Presidente del Consiglio oppure al Ministro della Difesa. Anche da parte di giovanissimi: si può leggere nelle bacheche una lettera di una ragazzina di quattordici anni, con la richiesta al Ministro della Difesa Spadolini di aprire la carriera militare alle donne. Desiderosa inoltre, l’ardimentosa adolescente, ad “acquistare” con i suoi pochi risparmi una divisa da paracadutista. Non manca la rievocazione di momenti drammatici della storia e della vita del Paese, il barbaro assassinio dell’ex Sindaco di Firenze, Lando Conti, da parte dei terroristi, quarant’anni fa, e il tragico attentato della bomba ai Georgofili all’inizio degli anni Novanta. Toccante, fra le testimonianze esposte, la dedica della prima visitatrice alla “casa dei libri” a Pian dei Giullari all’indomani della scomparsa del Professore: “In casa del mio amico Spadolini con rimpianto e orgoglio e tenerezza, un giorno del 1995. Oriana Fallaci”. È stato il primo commosso ricordo di una grande collega giornalista.
A GREAT EXHIBIT TELLS THE STORY OF GIOVANNI SPADOLINI
POLITICIAN AND STATESMAN, 1972 – 1994
The third exhibition devoted to “L’Italia di Giovanni Spadolini”, entitled “Politician and Statesman, 1972–1994”, has just opened in Florence at the Biblioteca della Fondazione Spadolini Nuova Antologia, in via Pian dei Giullari 36/A. 1972–1994. From his election to the Senate to his passing. Twenty-two years during which the Florentine professor left an indelible mark on every role he was called upon to undertake: his battles for university reform; the establishment of the Ministry for Cultural and Environmental Heritage; the first non-Christian Democratic premiership in the history of the Republic; the Ministry of Defence and the international relaunch of the Western European Union; and the Presidency of the Senate. With regard to the creation of the Ministry for Cultural Heritage, instituted in December 1974 by Aldo Moro through a decree law, at a time when the national patrimony was in dire condition, visitors can see the first handwritten notes of the newly appointed minister outlining the nature of the new department, faced with a challenge that seemed almost insurmountable. The exhibition documents the profound impression made on public opinion by the all too “easy” theft of masterpieces by Piero della Francesca – The Flagellation of Christ and the Madonna of Senigallia – and by Raphael – the Portrait of a Young Woman – from the National Gallery in Urbino, which at the time lacked alarm systems. Fortunately, the works were later recovered intact. It also retraces his premiership at the head of the government of the “four emergencies” – moral, economic, institutional and international – marked by the first successes against the Red Brigades and by the reassertion of the State in the face of a decade of rampant terrorism. A success rewarded by the electorate – as the newspapers on display recall – in the 1983 general election, when the Italian Republican Party, of which Spadolini was Secretary, reached 5.6% in the Senate and 5.4% in the Chamber of Deputies. It was a result never achieved in the 1946 institutional referendum, nor in the elections to the Constituent Assembly, nor even during the long leadership of Ugo La Malfa. Posters and leaflets, caricatures and symbolic objects, photographs and newspapers document his meetings with world leaders, his travels across the globe and his association with some of the most authoritative political and cultural figures of his time: Walesa and Gorbachev, Mandela and Dubcek, Yeltsin and Levi-Montalcini. The villa Il Tondo dei Cipressi in Pian dei Giullari became a privileged meeting place in the Florentine hills, welcoming ministers and heads of state, up to and including Emperor Akihito of Japan. There is no shortage of curiosities among the gifts he received. One cannot help but smile at the small glass jar of coloured sweets that Ronald Reagan, President of the United States, used to present to friends, or at the lavishly decorated Kalashnikovs bestowed by Arab sultans upon the Minister of Defence, a committed pacifist who would reciprocate with books on the history of Florence and the life of Michelangelo. Equally eloquent is the photograph of his visit to the Beretta factory following the signing of a billion-dollar agreement with the United States, facilitated by Spadolini’s personal relationship with President Reagan and Pentagon chief Weinberger: the adoption of the Beretta pistol by American police forces. Spadolini returned to Florence with a gift from the company – a pistol – as a token of gratitude for the important contract secured. Others, had they not kept solely the general interest of the country in mind, might have returned with something more. Also on display is the small wooden table inlaid with ebony, ivory and mother-of-pearl presented to him by Arafat, and the tabernacle decorated with mother-of-pearl offered by the Mayor of Bethlehem, bearing witness to Spadolini’s commitment to rapprochement between Jews and Palestinians, even though he was a well-known and convinced friend of Israel, particularly of Foreign Minister Simon Perez. Particularly moving are the letters addressed by ordinary citizens to the Prime Minister or to the Minister of Defence, including those from very young correspondents. Displayed in the cases is a letter from a fourteen-year-old girl asking Minister Spadolini to open military careers to women, and expressing her wish – bold and determined – to “purchase” a paratrooper’s uniform with her modest savings. The exhibition does not omit dramatic moments in the history of the country: the barbarous assassination of the former Mayor of Florence, Lando Conti, by terrorists forty years ago, and the tragic bombing of the Georgofili in the early 1990s. Among the testimonies on display is the touching dedication left by the first visitor to the “house of books” in Pian dei Giullari the day after the Professor’s death: “In the home of my friend Spadolini, with regret and pride and tenderness, one day in 1995. Oriana Fallaci.” It was the first heartfelt tribute from a distinguished fellow journalist.
