Un nido di memorie è un trittico teatrale che nasce per portare sul palcoscenico i tre tipi di memoria che si presentano al cospetto della nostra mente: la memoria pubblica che riguarda la storia della nostra umanità più o meno recente o remota, la memoria privata e personale associata al nostro vissuto, ma anche al suo possibile decadimento con l’età, la memoria civica che ci obbliga a riflettere sui tanti problemi inerenti al rispetto delle regole sociali, alla dedizione al bene comune da parte del cittadino e soprattutto alla giustizia, che serve da nume tutelare dei comportamenti consoni a queste finalità. D’altra parte, sebbene questi tre tipi di memoria abbiano connotati ben diversi, nell’invenzione teatrale dell’autore sono accomunati dall’idea di viverli non solo con la mente, ma anche col cuore. Da qui il titolo che esplicitamente richiama i Pagliacci di Ruggiero Leoncavallo («Un nido di memorie in fondo all’anima / cantava un giorno, ed ei con vere lacrime / scrisse, e i singhiozzi il tempo gli battevano!»). Una delle pièce presenti nel volume, dal titolo “Perché il fatto non sussiste” è la sintesi di memoria privata e pubblica o, meglio, civica, perché da un lato scaturisce da una dolorosa e amara vicenda personale, dall’altro invita a una meditazione equilibrata e sobria sulla giustizia e sulla complessità dei temi a essa legati. Il protagonista, lo scrittore Sergio accusato ingiustamente di plagio e poi assolto perché il fatto non sussiste, ci porta nei meandri di un apologo sulla giustizia, il diritto, l’errore giudiziario, il bene e il male, le maschere e le facce vere, il pensiero conformista, l’irrealtà che inaspettatamente diventa realista. E lo fa con i personaggi della sua opera teatrale rimasta interrotta per oltre dieci anni per lo choc dell’ingiusta accusa. Il finale, a sorpresa, serve a Sergio, e forse anche all’autore della pièce, per una riflessione agrodolce sull’ingiustizia che talvolta veste i panni della giustizia.

Florence Art Edizioni