La Basilica del Convento agostiniano di Santo Spirito – in origine intitolata alla Madonna, a tutti i Santi e allo Spirito Santo – nasce nel 1252, grazie all’acquisto di un piccolo terreno nell’odierno quartiere di Santo Spirito, allora denominato Casellina o Cuculia. Nel 1261 i lavori proseguono con il convento: i documenti storici della seconda metà del XV secolo descrivono due chiostri: uno più vicino alla basilica, l’altro adiacente.
Questi ambienti medievali vengono rinnovati negli ultimi anni del cantiere brunelleschiano, in particolare nel 1489 viene abbattuto il vecchio campanile per edificare il nuovo, su progetto di Baccio d’Agnolo (1490- 1503/1512). Nel 1566 Bartolomeo Ammannati ne termina il coronamento e diventa il nuovo direttore dei lavori della fabbrica conventuale. Già nel 1560 viene costruita la Sala Capitolare (ornata dal ricchissimo stemma mediceo grazie alla committenza di Cosimo I) e nel 1564 il chiostro dei Pini, detto Grande: ne progetta e dirige l’edificazione insieme ad Alfonso Parigi. Del convento medievale antecedente la direzione ammannantiana sono rimaste memorie unicamente documentate e memorie visibili ancora oggi. Le prime testimoniano uno Spedale (celebre per lo studio di anatomia di Michelangelo), il Noviziato, la biblioteca, aule per l’insegnamento. Le testimonianze visibili ancora oggi sono il Capitolo (rinnovato ma con le stesse proporzioni), il Refettorio antico (attuale Fondazione Romano) e la Cappella Corsini.
Bartolomeo Ammannati persegue e raggiunge una grande unitarietà armonica e spaziale, seguendo il suo trattato di architettura La Città Ideale: progetti per diverse fabbriche con soluzioni funzionali per la comunità, secondo i principi di bellezza e sobrietà. I due chiostri hanno le stesse dimensioni (detti poi Grande e dei Morti), costruiti intorno al refettorio nuovo. L’architetto prevede un corridoio continuo tra i due, come un canocchiale. In mezzo il refettorio (affrescato in seguito dal Poccetti) e la Sala del silenzio. Con un linguaggio architettonico di sintesi bicroma e dinamismo spaziale, Ammannati usa il modulo di 11 braccia fiorentine, come Filippo Brunelleschi nella Basilica. Il progetto include un terzo chiostro per il raccoglimento e la preghiera del Priore e dei più importanti Maestri dello Studio.
Nel 1620 Giulio Parigi subentra nella direzione del Chiostro detto “dei Morti” modificando in parte il linguaggio ammannantiano; la decorazione pittorica ad affresco viene affidata a Cosimo Ulivelli (1639 ed il 1701). Questo è l’unico chiostro che fa parte dell’odierno complesso monumentale di Santo Spirito dal quale si accede alla Sala del Capitolo, al Refettorio Nuovo e alla clausura. Il piano terra è suddiviso tra fruizione pubblica e clausura, mentre il piano superiore è chiuso al pubblico e in parte ai frati e dal 1871 al 2023 è stata la sede della Caserma Ferrucci, che occupava anche il Chiostro Grande nella sua interezza. Oggi il passaggio tra i due chiostri principali è impedito da un muro; un ulteriore muro separa anche gli spazi della clausura e dell’ex Caserma del primo piano. Come si è arrivati alla perdita del progetto ammannantiano?
Le soppressioni, napoleoniche e postunitarie, sono state causa di profondi stravolgimenti architettonici per tutti i monasteri e i conventi. Santo Spirito viene soppresso con l’avvento napoleonico; nel 1848 c’è una prima destinazione di una parte di esso a spazi militari e nel 1866 il complesso passa al demanio, poi al Comune, infine una parte viene destinata alla comunità agostiniana e una parte all’Esercito. Le soppressioni postunitarie hanno stravolto e distorto l’unitarietà frammentandola profondamente e in maniera discontinua. Il convento nasce come luogo osmotico dello spirito e della cultura: dopo secoli di alternate vicende oggi è possibile un ritorno all’armonica unitarietà delle origini, poiché l’identità di questo luogo, che denomina un intero quartiere, ha la missione, come recita la scritta sul campanile di essere “dedicato alla pietà (devozione) e all’utilità pubblica”.

 

The cloisters of the monumental complex of Santo Spirito
An osmotic place of spirit and culture

The Basilica of the Augustinian Convent of Santo Spirito – originally dedicated to the Virgin, to All Saints and to the Holy Spirit – was founded in 1252, following the purchase of a small plot of land in what is now the Santo Spirito district, then known as Casellina or Cuculia. In 1261 work continued with the construction of the convent. Historical documents from the second half of the fifteenth century describe two cloisters: one closer to the basilica, the other adjacent to it. These medieval spaces were renovated during the final years of the Brunelleschian building campaign. In 1489 the old bell tower was demolished to make way for a new one, designed by Baccio d’Agnolo (1490–1503/1512). In 1566 Bartolomeo Ammannati completed its crowning section and became the new director of works for the convent complex. As early as 1560 the Chapter House was constructed – adorned with the richly decorated Medici coat of arms thanks to the patronage of Cosimo I – and in 1564 the Chiostro dei Pini, known as the Great Cloister, was built, designed and supervised by Ammannati together with Alfonso Parigi. Of the medieval convent preceding Ammannati’s direction, only documentary evidence and a few visible remnants survive. The former attest to the presence of a hospital – famous for Michelangelo’s anatomical studies – the novitiate, the library and teaching rooms. The latter include the Chapter House (renewed yet retaining its original proportions), the Old Refectory (now home to the Fondazione Romano) and the Corsini Chapel. Bartolomeo Ammannati pursued and achieved a remarkable harmonic and spatial unity, in keeping with his architectural treatise La Città Ideale, which proposed functional solutions for communal buildings grounded in principles of beauty and sobriety. The two cloisters – later known as the Great Cloister and the Cloister of the Dead – share the same dimensions and were constructed around the new refectory. The architect conceived a continuous corridor linking the two, like a telescope. Between them lie the refectory – later frescoed by Poccetti – and the Sala del Silenzio. Through a language of bichromatic synthesis and spatial dynamism, Ammannati adopted a module of eleven Florentine braccia, as Filippo Brunelleschi had done in the basilica. The project also envisaged a third cloister, intended for the recollection and prayer of the Prior and the most distinguished Masters of the Studium. In 1620 Giulio Parigi took over the direction of the Cloister known as the “Cloister of the Dead”, partially modifying Ammannati’s architectural language. The fresco decoration was entrusted to Cosimo Ulivelli (1639 and 1701). This is the only cloister that forms part of the present-day monumental complex of Santo Spirito, from which one can access the Chapter House, the New Refectory and the cloistered areas. The ground floor is divided between public use and enclosure, while the upper floor is closed to the public and partly to the friars. From 1871 to 2023 it housed the Ferrucci Barracks, which also occupied the Great Cloister in its entirety. Today, passage between the two principal cloisters is blocked by a wall; another wall separates the cloistered areas from the former barracks on the upper floor. How did Ammannati’s original project come to be lost? The suppressions, both Napoleonic and post-Unification, caused profound architectural upheavals in monasteries and convents throughout Italy. Santo Spirito was suppressed during the Napoleonic period; in 1848 part of the complex was first assigned to military use, and in 1866 it passed to the State, then to the Municipality. Subsequently, part was returned to the Augustinian community and part allocated to the Army. The post-Unification suppressions deeply and discontinuously fragmented the original unity of the complex. The convent was conceived as an osmotic place of spirit and culture. After centuries of alternating destinies, a return to its original harmonious unity is now possible, since the identity of this site – which gives its name to an entire district – bears the mission, as inscribed on the bell tower, of being “dedicated to devotion and to the public good.”