Dal 2020 Firenze ha scelto di puntare sulla lettura come strumento di coesione, inclusione e rigenerazione urbana. Lo ha fatto con un’alleanza trasversale, il Patto per la Lettura della Città di Firenze, che coinvolge enti pubblici e privati, biblioteche, librerie, scuole, editori, associazioni e cittadini. Il Patto è stato rinnovato nel 2025 e si presenta oggi come un laboratorio urbano in cui il libro diventa leva per l’innovazione culturale e sociale. Abbiamo rivolto dieci domande all’Assessore alla Cultura del Comune di Firenze per capire quali sono i risultati raggiunti, le sfide aperte e la visione politica che guida questo progetto.

 Assessore, come è nata l’idea di inserire le biblioteche nel discorso sulla salute urbana e quale ruolo giocano oggi a Firenze nel promuovere benessere e prossimità?

L’idea di inserire le biblioteche nel discorso sulla salute urbana nasce da una riflessione più ampia sul ruolo degli spazi culturali come luoghi di coesione sociale e di promozione del benessere collettivo. A Firenze, questa prospettiva si è rafforzata negli ultimi anni grazie a una visione interdisciplinare che riconosce come la salute non sia solo un fatto sanitario, ma anche sociale, culturale e ambientale; dall’altra parte si è capito che i luoghi della cultura, e più nello specifico della lettura, possono essere determinanti all’interno dei processi di rigenerazione urbana. Dialoghi urbani, la rassegna curata dall’ufficio Patto per la lettura giunta quest’anno alla terza edizione, racconta esattamente questo.

Il Patto per la Lettura di Firenze si è dimostrato un importante strumento di rete: in che modo ha favorito l’integrazione tra biblioteche, case di comunità, scuole e presidi sanitari?

Il Patto per la Lettura è un hub che ha saputo creare una rete collaborativa e multidisciplinare capace di superare i confini tradizionali del sistema bibliotecario. Attraverso adesioni di soggetti molto diversi – librerie, fondazioni, associazioni, scuole – ha facilitato l’incontro tra competenze e risorse differenti. La rete funziona come un ecosistema, dove la circolazione di conoscenze e pratiche alimenta innovazione e risposta ai bisogni sociali, valorizzando il ruolo di ogni attore nel sistema urbano di cura e apprendimento.

Durante il soggiorno a Berlino, quali pratiche o visioni hanno colpito maggiormente i bibliotecari che hanno partecipato alla visita studio riguardo al ruolo delle biblioteche come agenti di rigenerazione urbana?

A Berlino i bibliotecari che hanno intrapreso il viaggio-studio hanno avuto modo di osservare come le biblioteche, prima di essere luoghi dove vengono forniti dei servizi, sono progettate per accogliere le persone e ospitarle durante le attività e le necessità quotidiane: spazi dove poter anche mangiare, bere e riposarsi; scaffali che raccontano di collezioni nate per essere sfruttate e poi continuamente rinnovate in parallelo ai “bisogni narrativi” delle persone; biblioteche realmente pensate in maniera integrata con il tessuto urbano e le sue fragilità.

L’esperienza berlinese ha evidenziato quindi i risultati positivi di investimenti stabili su spazi accoglienti, flessibili, visibili, e su personale con competenze specifiche in ambiti oggi imprescindibili: dinamiche sociali, community engagement, urbanistica culturale.

Dall’altra parte, però, è stata un’esperienza che conferma la forza del nostro modello relazionale: rispetto al contesto berlinese, la capacità di costruire reti trasversali (cultura, welfare, urbanistica, salute) e alleanze territoriali appare come uno dei nostri maggiori punti di forza. Questo rappresenta un patrimonio da valorizzare ulteriormente e da portare come modello anche a livello europeo.

 

In che termini l’incontro con il Prof. Álvaro Valera Sosa – che ha tenuto una lezione aperta a tutto il Patto per la lettura il 17 giugno scorso a BibioteCaNova Isolotto – ha ispirato la vostra progettualità sul territorio, e come si può applicare il concetto di walkability nel tessuto urbano fiorentino anche attraverso le biblioteche?

L’incontro a Berlino con il professore e architetto Álvaro Valera Sosa, fondatore del Building Health Lab (https://www.buildinghealth.eu/) e già in collaborazione con il progetto U-Care con l’Università di Fiernze, ha rappresentato un momento di grande stimolo intellettuale e progettuale. La “walkability”, ovvero la facilità di percorrere a piedi il tessuto urbano, è un concetto chiave per promuovere salute, sostenibilità e inclusione. A Firenze, con la sua storia e la conformazione dei quartieri, le biblioteche possono giocare un ruolo strategico come nodi di un sistema di prossimità accessibile e camminabile. In questo senso, l’integrazione di biblioteche, spazi verdi, luoghi di socialità e servizi essenziali, favorisce percorsi urbani che stimolano il movimento, l’incontro e la fruizione dello spazio pubblico. Le biblioteche possono diventare poli attrattivi al centro di un sistema integrato di servizi urbani attorno a cui si sviluppano cammini sicuri e piacevoli, che facilitano l’accesso ai servizi culturali e sociali, rafforzando così la qualità della vita e la coesione territoriale.

Come si sta traducendo, concretamente, l’idea di giustizia e inclusione all’interno delle biblioteche comunali fiorentine e nei loro progetti sul territorio?

L’idea di giustizia e inclusione si traduce nelle biblioteche comunali di Firenze attraverso una serie di pratiche concrete che mirano a rimuovere barriere di accesso culturale e sociale (promozione di servizi multilingue, laboratori interculturali, iniziative di alfabetizzazione digitale, e spazi pensati per diverse fasce di utenza – dai bambini agli anziani, dalle persone con disabilità a chi vive situazioni di marginalità sociale) e attraverso la costruzione di un’immagine di biblioteca come luogo di cultura “a bassa soglia”, non giudicante e intersezionale. Questo approccio permette di sfruttare le biblioteche come luoghi di empowerment collettivo e coltivare un’opportunità politica imperdibile: rendere la cultura non un accessorio “decorativo”, ma uno strumento di equità.

Il Manifesto per il Welfare Culturale e la convenzione con Azienda USL Toscana Centro e Società della Salute rappresentano due pilastri istituzionali: quali prospettive aprono per il futuro?

Il Manifesto per il Welfare Culturale https://manifestowelfareculturale.promopa.it/ , al quale hanno aderito Regione Toscana e Regione Emilia-Romagna, insieme alla convenzione tra Biblioteche comunali fiorentine, Azienda USL Toscana Centro e Società della Salute, apre scenari di collaborazione strutturata tra cultura, salute e welfare territoriale. Questi strumenti istituzionali riconoscono ufficialmente il valore della cultura come fattore di salute e coesione sociale, legittimando il ruolo delle biblioteche come attori del welfare urbano. In concreto, questo consente di sviluppare interventi integrati con risorse – umane e finanziarie – dedicate e di rafforzare il dialogo interistituzionale e la costruzione di reti multidisciplinari a livello locale; consente, infine, di porre le basi della trasformazione delle Case della salute in Case di comunità, luoghi di integrazione di servizi e di dialogo con altre istituzioni e terzo settore.

Nel lavoro quotidiano di una biblioteca, come si bilancia la dimensione culturale con quella educativa, sanitaria e ambientale?

Nel quotidiano, le biblioteche fiorentine si configurano come spazi ibridi, dove le diverse dimensioni si intrecciano senza essere separate rigidamente. L’approccio è integrato: ad esempio, un laboratorio di lettura può includere temi legati alla salute mentale o all’educazione ambientale, mentre un corso di avviamento alla nascita tenuto in un consultorio ASL può prevedere un incontro da svolgere in biblioteca dedicato alla promozione della lettura in fase precoce. Questa sinergia è possibile grazie a un cambio di paradigma progettuale che riguarderà in egual misura chi si occupa di promozione della salute e chi si occupa di promozione della lettura e grazie alla formazione di personale con competenze trasversali. Così, la biblioteca diventa un luogo polifunzionale che risponde ai bisogni culturali ma anche sociali, educativi e sanitari della comunità.

Se dovessi sintetizzare in una frase il tuo obiettivo per le biblioteche del futuro, quale sarebbe?

Vorrei biblioteche capaci di trasformare i libri da oggetti di lettura a strumenti civici, vettori di partecipazione civica, di empowerment e di equità e capaci di promuovere cultura, salute, inclusione e sostenibilità, trasformando lo spazio pubblico in un bene comune accessibile a tutti.

In un tempo in cui la lettura rischia di diventare un’abitudine elitaria o marginale, il Patto per la Lettura della Città di Firenze prova a rovesciare il paradigma: portare i libri nelle strade, nelle case, nei quartieri, e trasformare chi legge in protagonista della vita culturale. Il Comune ha tracciato una rotta ambiziosa e il futuro della città che legge si giocherà sulla continuità e sulla capacità di tenere viva una comunità che riconosce nella cultura un diritto e non un lusso. Auspichiamo la creazione collettiva di una nuova mappa urbana, fatta di libri, prossimità e cura.