La Loggia del Mercato Nuovo

Stanno smontando le bancarelle su ruote che, per l’intera giornata, hanno riempito in un mercato rumoroso e scomposto lo spazio coperto della Loggia “del porcellino”. Mercato Nuovo, il suo vero nome. Si comincia a vedere il soffitto: un cielo di volte a “vela” che, come nuvole bianche, stanno sospese su una foresta di alberi in pietra serena. Un po’ alla volta, tra lo sferragliare dei telai ripiegati, lo stridio dei carrelli, lo sbattimento di tavole, le voci e le urla degli uomini che trascinano via questa carovana in qualche vicino garage, riappare il suolo levigato ed ampio della grande loggia. Riappare la piazza coperta, i piccioni di nuovo si aggirano a passetti scattanti alla ricerca di briciole o pezzi di cono gelato. La loggia-palazzo-piazza-foresta-cielo solcato da dodici nuvole ampie finalmente respira, libera, silenziosa, levigata, pronta a ospitare la notte e quei pochi che, passando ai suoi lati, le offriranno uno sguardo ammirato.
They are taking down the wheeled stands that all day long have filled the noisy and unruly marketplace under the roof of the “Loggia del Porcellino,” or the “Mercato Nuovo,” which is its real name. It is easier now to see the ceiling: a sky of “sail” vaults hanging above a forest of pietra serena trees. Little by little, amidst the clanking of folded metal frames, the screech of carts, the thunk of boards slamming shut, the voices and shouts of the men pulling this caravan away to a nearby garage, the broad polished floor of the large loggia reappears. The covered square is visible again, the pigeons once more hop around in search of crumbs or pieces of ice-cream cones. The loggia-palace-square-forest-sky traversed by twelve voluminous clouds can finally breathe again–free, silent, shining; ready to host the night and the few passersby who give it an admiring glance as they walk past.
