La famiglia Cassetti celebra cento anni di storia Quando l’artigianato fiorentino è simbolo internazionale di eccellenza


Ci sono luoghi che appartengono alla storia e Ponte Vecchio è uno di questi: sospeso sull’Arno, sembra sottrarsi al tempo, mentre tutto intorno la città continua a cambiare. Da un secolo, la famiglia Cassetti contribuisce a raccontare quella storia, fatta di materia, bellezza, continuità familiare e maestria artigiana. Tutto comincia nell’aprile del 1926, quando Renzo Cassetti dà vita al primo laboratorio, raccogliendo l’eredità di una tradizione orafa fiorentina che affonda le proprie radici nella grande lezione di Benvenuto Cellini. Da allora sono trascorsi cento anni: un secolo attraversato da guerre, alluvioni, trasformazioni economiche e cambiamenti profondi, senza che la famiglia abbia mai smarrito il legame con il proprio mestiere e con la propria città. Il racconto inizia dall’argento, plasmato dalle mani degli artigiani. Dal piccolo laboratorio in Costa dei Magnoli nasceranno opere destinate a oltrepassare i confini di Firenze, come la monumentale cornice in argento realizzata per Papa Pio XII, dando forma a un linguaggio capace di parlare al mondo. Nel 1985 arriverà un ulteriore riconoscimento della vocazione alla ricerca e avanguardia stilistica quando la collezione di argenteria “Museo”, ideata da Andrea Cassetti, sarà accolta nella collezione permanente del Museo d’Arte Moderna di Monaco di Baviera. Ciò che rende singolare la storia di Cassetti non è soltanto la preziosità delle opere realizzate, ma il modo in cui gli oggetti sembrano portare con sé il tempo di chi li ha creati. Durante la Seconda guerra mondiale, Renzo Cassetti nascose i panetti d’argento, custodendo così non soltanto la materia prima, ma anche la certezza che un giorno avrebbe potuto riaprire la bottega e restituire il lavoro ai propri artigiani. È un episodio che racconta molto più di una strategia di sopravvivenza: evidenzia una concezione dell’impresa come responsabilità, comunità e futuro. La stessa filosofia sarebbe riemersa decenni dopo, durante l’alluvione di Firenze del 1966 e, più recentemente, durante la pandemia. “L’azienda era chiusa, ma la nostra unica, vera preoccupazione in quel momento spettrale era per i nostri dipendenti, che per noi sono a tutti gli effetti parte della famiglia” racconta Filippo Cassetti. “Abbiamo sostenuto i ragazzi dal punto di vista del salario e, alla riapertura, facevamo i turni pur di garantire il lavoro anche quando poteva entrare un solo cliente alla volta. Non abbiamo guardato al profitto, abbiamo guardato alle persone. Perché la nostra famiglia sono loro”, conclude. Parole che restituiscono alla storia dell’azienda una dimensione profondamente umana. Nel frattempo, il mondo cambiava e Cassetti con lui. La famiglia ha saputo coniugare fedeltà alla tradizione e spirito d’innovazione. Negli anni Cinquanta, Maria Grazia Cassetti introduce accostamenti allora inediti tra argento, cristallo e porcellana, conducendo la maison nel mondo dell’alta gioielleria, alla ricerca di pietre rare per una clientela internazionale. Negli anni Settanta, la collaborazione con Mattel porta Cassetti persino nell’immaginario di Barbie; nel 2000, invece, è la grande impresa sportiva a entrare nella storia dell’azienda, con la riproduzione ufficiale in argento della Louis Vuitton Cup conquistata da Luna Rossa. Oggi Cassetti conta dieci boutique in Toscana, tra Firenze, Prato e Forte dei Marmi, e opera nell’alta gioielleria e nell’orologeria di prestigio. Una storia profondamente fiorentina che Andrea Cassetti ha affidato anche alle pagine del volume La storia della famiglia Cassetti: cento anni di storia tra arte, guerra, famiglia; dal laboratorio artigiano al simbolo del Ponte Vecchio, dove la vicenda imprenditoriale si intreccia con la memoria familiare, la passione per il mestiere e il lavoro di tre generazioni. Il centenario è stato celebrato l’8 luglio 2026 al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, con oltre 600 ospiti tra dipendenti, collaboratori, clienti, partner e rappresentanti delle istituzioni.

The Cassetti Family Celebrates a Century of History
Florentine craftsmanship as an international symbol of excellence
Some places belong to history, and Ponte Vecchio is one of them. Suspended above the Arno, it seems to stand apart from time while the city around it continues to change. For a century, the Cassetti family has helped tell that story, shaped by precious materials, beauty, family continuity, and master craftsmanship. It began in April 1926, when Renzo Cassetti opened the first workshop, carrying forward a Florentine goldsmithing tradition rooted in the great example of Benvenuto Cellini. A hundred years have passed since then: a century marked by wars, floods, economic upheavals, and profound change, yet the family has never lost its connection to its craft or its city. The story begins with silver, shaped by artisans’ hands. From the small workshop in Costa dei Magnoli came works destined to travel far beyond Florence, among them the monumental silver frame made for Pope Pius XII. Together, they forged a creative language able to speak to the world. In 1985, the family’s commitment to research and stylistic innovation received further recognition when the Museo silverware collection, designed by Andrea Cassetti, entered the permanent collection of Die Neue Sammlung (The Design Museum) in Munich. What makes Cassetti’s story distinctive is not simply the preciousness of its creations, but the way each object seems to carry the time of its maker within it. During the Second World War, Renzo Cassetti hid the silver ingots, safeguarding not only the raw material but also the certainty that one day he could reopen the workshop and give his artisans their jobs back. The episode speaks of far more than a strategy for survival: it reveals a vision of enterprise founded on responsibility, community, and the future. The same philosophy would re-emerge decades later, during the 1966 flood in Florence and, more recently, during the pandemic. “The company was closed, but our one real concern in that haunting moment was our employees, whom we consider family in every sense,” says Filippo Cassetti. “We safeguarded our team’s pay and, when we reopened, worked in shifts to keep everyone employed, even when only one customer could enter at a time. We did not put profit first; we put people first. Because they are our family,” he concludes. Words that lend the company’s story a profoundly human dimension. Meanwhile, the world was changing, and Cassetti changed with it. The family has succeeded in combining fidelity to tradition with a spirit of innovation. In the 1950s, Maria Grazia Cassetti introduced then-unprecedented combinations of silver, crystal, and porcelain, taking the maison into the world of high jewellery and seeking rare stones for an international clientele. In the 1970s, a collaboration with Mattel even brought Cassetti into Barbie’s world; in 2000, a great sporting achievement entered the company’s history with the official silver replica of the Louis Vuitton Cup won by Luna Rossa. Today, Cassetti has ten boutiques across Tuscany, in Florence, Prato, and Forte dei Marmi, and specialises in high jewellery and fine watchmaking. This deeply Florentine story has also been entrusted by Andrea Cassetti to the pages of La storia della famiglia Cassetti: cento anni di storia tra arte, guerra, famiglia; dal laboratorio artigiano al simbolo del Ponte Vecchio, in which the company’s journey is interwoven with family memory, a passion for the craft, and the work of three generations. The centenary was celebrated on 8 July 2026 at the Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, with more than 600 guests, including employees, collaborators, clients, partners, and representatives of public institutions.
