Un progetto tutto al femminile realizzato con vivace passione ed energia da Maria Fittipaldi Menarini, presidente dell’azienda agricola donne Fittipaldi di Bolgheri, che, insieme alle quattro figlie Carlotta, Giulia, Serena e Valentina, ha voluto fortemente contribuire e valorizzare la collina che domina Firenze con la realizzazione della prima vigna urbana moderna della città.

Esposta a nord-est e fino al 2024 composta da pochi filari, Vigna Michelangelo ha rinnovato lo scorso anno il suo parco viti mettendo a dimora 700 nuove piantee fa già parte dell’Urban Vineyards Association presieduta dall’italiano Nicola Purrello con il suo vigneto urbano a Catania, ai piedi dell’Etna. Un’associazione presente in 10 Paesi e in 4 Continenti, che interessa 21 vigneti urbani: da Venezia a Torino, da Parigi a Barcellona, da Londra a Los Angeles, da Brasilia a Melbourne. Un progetto affascinante che vede nella vigna un elemento in grado di ricomporre l’insieme di patrimonio rurale, storico e paesaggistico tipico di una comunità urbana ancora lontana dall’industrializzazione e in grado di esaltare la biodiversità, contribuendo alla sostenibilità urbana.

Un luogo che per Maria Fittipaldi Menarini ha un grande valore affettivo perchè legato alla sua famiglia e ai ricordi dell’infanzia; “questa vigna rappresenta anche la mia infanzia, quando i primi di settembre, di ritorno dalla villeggiatura, amavo cogliere gli acini e anche alcuni grappoli per la tavola”. E in questa vigna “di casa” ha voluto dedicare l’esperienza professionale acquisita in vent’anni di lavoro nell’azienda agricola di Bolgheri, poichè “in qualche modo – ci racconta Maria – volevo dare un segno e un senso di continuità a questa casa, particolarmente amata da mio padre Mario. È passato giusto un anno da quando mettemmo a dimora le barbatelle ed oggi è davvero grande l’emozione per me e le mie figlie vedere ogni barbatella già trasformata in vite con le prime foglie e soprattutto le prime infiorescenze. Questa vite ci racconta la vita che continua.”

Il progetto, i cui aspetti tecnici sono seguito da alcuni tra i migliori professionisti della Toscana, l’agronomo Stefano Bartolomei e l’enologo Emiliano Falsini, aveva avuto inizio nel settembre 2021, era stato presentato alla stampa il 22 aprile 2022, e prevedeva la completa riconversione dell’impianto con l’inserimento di viti da “allevare” con il sistema ad alberello, compatibile con le caratteristiche del terreno che si trova in pendenza e in simbiosi con le piante di olivo già in produzione. Le tipologie di vite sono state scelte con cura tra le varietà toscane più tradizionali, incluse quelle a rischio di estinzione perché poco redditizie, ma di altissima qualità.

PRESSPHOTO Firenze, Villa Fittipaldi Menarini, vigna Michelangelo
Giuseppe Cabras/New Press Photo

La Vigna Michelangelo è costituita da 700 viti, di cui 300 sono di Sangiovese, vitigno principe della Toscana, con i cloni scelti nella selezione CCL2000, 150 viti sono di Canaiolo, anch’esso vitigno molto diffuso in tutti gli areali chiantigiani, utilizzato per conferire eleganza e leggerezza ai Sangiovese più austeri, ma anche per il vino d’annata con la pratica del “governo alla toscana”, 100 viti sono di Foglia Tonda, vitigno coltivato con successo in Val d’Orcia e nella Valle dell’Arno, che unito al Sangiovese dà robustezza al vino e maggiore longevità, altre 100 viti sono di Pugnitello, la varietà che sta offrendo interessanti risultati in Toscana e che deve il suo nome alla caratteristica forma del grappolo a piccolo pugno chiuso. Infine, 50 viti sono di Colorino del Val d’Arno, conosciuto anche come Abrostino o Abrusco. Il nome è dovuto alla sua buccia, intensamente dotata di colore rosso cupo. In autunno le foglie si colorano di un rosso fuoco e, con le striature rosso violacee in prossimità di qualche nodo, offrono un effetto scenico unico. Un progetto che, anche alla luce delle scelte operate nella selezione dei vitigni, non rappresenta solo un progetto viticolo ma un omaggio a Firenze ed alla Toscana, essendo realizzato con varietà autoctone della regione.

L’impianto ad alberello è molto antico, era già praticato da Greci e Romani, ma anche il più costoso perchè volto a controllare molto bene lo sviluppo arboreo della pianta e tenerlo limitato a favore di una migliore crescita dei grappoli. In pratica non si tratta dei consueti filari realizzati con i fili di ferro, ma ogni vite è protetta e si appoggia ad un piccolo tutore di legno. Il vino si sa, richiede pazienza, e le viti di Vigna Michelangelo daranno i primi frutti adatti alla vinificazione solo fra due anni, per raggiungere poi il vertice della qualità molto dopo. L’appuntamento è, quindi, per la vendemmia 2027 e il vino prodotto avrà anche un grande valore sociale, poiché “da quella botte si ricaveranno circa 700 bottiglie – conclude Maria – da vendere sul mercato internazionale tramite aste con finalità benefiche di sostegno sociale”.