Giovane, brillante e curioso, oggi Diego Ceretta è una delle bacchette più interessanti del panorama italiano ed europeo e dal 2023 è anche il Direttore Principale dell’Orchestra della Toscana, un incarico che ha affrontato da subito con entusiasmo e senso di responsabilità, portando nel cuore di Firenze una visione musicale che intreccia rigore, ascolto e curiosità per il nuovo. Nato a Milano nel 1996, Ceretta si è formato al Conservatorio “Giuseppe Verdi” dove ha studiato violino, composizione e direzione d’orchestra, diplomandosi con il massimo dei voti e la lode sotto la guida di Daniele Agiman. Ha poi affinato la propria sensibilità all’Italian Conducting Academy con Gilberto Serembe e all’Accademia Chigiana di Siena con Luciano Acocella e Daniele Gatti che lo hanno avviato a un percorso di maturazione profonda. “Ogni orchestra – racconta – è un organismo vivo. Il direttore deve ascoltare, capire, respirare insieme ai musicisti. È un lavoro di costruzione collettiva, mai autoritario”. Dopo il debutto con l’Orchestra Filarmonica Italiana nel 2016, la sua carriera ha preso un ritmo vertiginoso: Carnegie Hall di New York, Maggio Musicale Fiorentino, Festival della Valle d’Itria, Rossini Opera Festival, Wexford Opera Festival, fino a importanti debutti con l’Orchestre National de Montpellier, l’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo e la Filarmonica di Cracovia. È stato inoltre finalista al Concorso Guido Cantelli di Novara, conferma di un talento riconosciuto a livello internazionale. Accanto al repertorio sinfonico, Ceretta coltiva una naturale propensione per il teatro musicale: da La Sonnambula al Teatro Lirico di Cagliari a Il Barbiere di Siviglia al Regio di Parma, da Macbeth con la regia di Pier Luigi Pizzi fino a Don Chisciotte al Louvre con l’Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli. “L’opera – spiega – è il punto d’incontro fra parola, gesto e suono. Ti obbliga a pensare in termini drammaturgici, a costruire il tempo come se fosse respiro umano”. Con l’Orchestra della Toscana, Ceretta ha trovato un terreno fertile per sperimentare. “L’ORT è una realtà duttile, con una storia importante alle spalle e un pubblico attento. Mi interessa valorizzare questa identità costruendo programmi che accostino i grandi classici a pagine del nostro tempo. Mozart e Britten, Rossini e Battistelli: sono mondi che parlano ancora oggi, se li mettiamo in dialogo”.

Non sorprende, dunque, che nelle sue stagioni trovi spazio anche la musica contemporanea: da Julius Caesar di Giorgio Battistelli, di cui è stato assistente al Teatro dell’Opera di Roma, alla recente prima mondiale di una cantata di Fabio Vacchi. “La musica di oggi – osserva – non deve essere un’appendice erudita da mettere a margine dei programmi, ma parte del racconto della nostra epoca. È il modo più diretto per mantenere vivo il rapporto con la società”. Diego Ceretta parla spesso di “energia condivisa”, un concetto che sintetizza il suo approccio al podio: apertura, empatia, curiosità. “Mi piace pensare al concerto come a un rito collettivo, in cui chi suona e chi ascolta si incontrano nello stesso spazio emotivo. Per questo considero fondamentale il contatto con il pubblico, anche fuori dalla sala: incontri, prove aperte, concerti in luoghi identitari della città, dialoghi col pubblico che rendano la musica un’esperienza da sperimentare insieme. Abbiamo messo in pratica questo intento col Concerto inaugurale in Santa Croce, negli incontri con gli abbonati e col progetto Musica Diffusa”. La nuova stagione ha in serbo, per il pubblico toscano, grandi classici del repertorio sinfonico come Schubert, Mendelssohn e Schumann, ma anche musica contemporanea come il Rendering di Luciano Berio e una nuova commissione per l’orchestra rivolta al compositore Matteo Rubini, classe 1985. “Vorrei che ogni progetto rappresentasse un segno di crescita per tutti noi perché la musica è anche una forma di conoscenza e dirigere un’orchestra significa creare una comunità con un suono riconoscibile e definito. L’attenzione alla contemporaneità è un altro aspetto fondamentale per le nostre stagioni concertistiche. Altrimenti si rischia di fare dell’Archeologia, mettere in luce bellissimi reperti senza dar vita a nuove creazioni pulsanti”. Per entrare in contatto con le nuove generazioni Diego Ceretta dichiara: “è necessario instillare nei giovani il piacere e il desiderio dell’ascolto, deve scattare un bisogno interiore, una sensibilità e un rapporto intimo e profondo con la musica, solo allora può nascere la scelta consapevole di entrare nei teatri”.

Diego Ceretta and the new sound of the Orchestra della Toscana

Young, brilliant, and endlessly curious, Diego Ceretta is today one of the most interesting conductors on the Italian and European scene. Since 2023, he has served as Principal Conductor of the Orchestra della Toscana, a role he has embraced with enthusiasm and a deep sense of responsibility, bringing to the heart of Florence a musical vision that intertwines rigour, sensitivity, and curiosity for the new.
Born in Milan in 1996, Ceretta studied violin, composition, and conducting at the Giuseppe Verdi Conservatory, graduating with highest honours under the guidance of Daniele Agiman. He later refined his skills at the Italian Conducting Academy with Gilberto Serembe, and at the Accademia Chigiana in Siena with Luciano Acocella and Daniele Gatti, who helped shape his artistic maturity.
“Every orchestra,” he says, “is a living organism. A conductor must listen, understand, and breathe with the musicians. It’s a work of collective construction, never of authority.”
After making his debut with the Orchestra Filarmonica Italiana in 2016, his career quickly gained momentum: Carnegie Hall in New York, Maggio Musicale Fiorentino, the Festival della Valle d’Itria, Rossini Opera Festival, Wexford Opera Festival, and major debuts with the Orchestre National de Montpellier, the Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, and the Krakow Philharmonic. He was also a finalist in the Guido Cantelli Competition in Novara, a confirmation of his internationally recognised talent.
Alongside the symphonic repertoire, Ceretta nurtures a natural affinity for the musical stage: from La Sonnambula at the Teatro Lirico di Cagliari to Il Barbiere di Siviglia at the Teatro Regio di Parma, from Macbeth directed by Pier Luigi Pizzi to Don Quixote at the Louvre with the Orchestra of the Teatro San Carlo in Naples. “Opera,” he explains, “is where word, gesture, and sound meet. It forces you to think dramaturgically, to shape time as if it were human breath.”
With the Orchestra della Toscana (ORT), Ceretta has found fertile ground for experimentation. “The ORT is a flexible ensemble, with a rich history and a discerning audience. My aim is to highlight this identity by creating programmes that pair the great classics with music of our time. Mozart and Britten, Rossini and Battistelli: these worlds still speak to us if we allow them to dialogue.”
It is no surprise, then, that contemporary music plays a significant role in his seasons: from Julius Caesar by Giorgio Battistelli, for which he served as assistant conductor at the Teatro dell’Opera di Roma, to the recent world premiere of a cantata by Fabio Vacchi. “Contemporary music,” he observes, “should not be treated as an erudite appendix at the margins of a concert programme. It is part of the story of our time, the most direct way to keep music’s relationship with society alive.”
Ceretta often speaks of “shared energy”, a concept that captures his approach to conducting: openness, empathy, and curiosity. “I like to think of a concert as a collective ritual, where those who play and those who listen meet within the same emotional space. That’s why I see contact with the public as essential, through open rehearsals, talks, and concerts in meaningful city spaces that make music something to experience together. We put this idea into practice with the inaugural concert in Santa Croce, with subscriber meetings, and with the Musica Diffusa project.”
For Tuscan audiences, the new season offers great symphonic classics by Schubert, Mendelssohn, and Schumann, as well as contemporary works such as Luciano Berio’s Rendering and a new commission for the orchestra by Matteo Rubini (b. 1985). “I want every project to be a step forward for all of us, because music is also a form of knowledge. Conducting an orchestra means shaping a community with a distinct and recognisable sound. And paying attention to the contemporary is essential for our concert seasons. Otherwise, we risk turning music into archaeology, by illuminating beautiful relics without giving life to new, living creations.” To connect with younger generations, Ceretta adds: “We need to awaken in young people the joy and desire to listen. It must come from within: an inner need, a sensitivity, a deep and personal relationship with music. Only then can the conscious choice to enter the theatre truly be born.”