Ha avuto inizio il 28 agosto la 81esima Mostra del Cinema di Venezia e uno dei primi film proiettati nelle sale del Lido è stato “Leopardi, Il Poeta dell’Infinito” con la regia di Sergio Rubini, in concorso per il Leone d’Oro. Il regista ha ricostruito la vita del sommo poeta nel corso di quattro ore di proiezione. Un film destinato a diventare serie televisiva della TV italiana la cui messa in onda è prevista per la metà di dicembre. Rubini ripercorre la vita del poeta attraverso sia le sue vicende intime ed esistenziali, che le vicende storiche di quel periodo. Il film vuole essere una biografia fedele ripercorrendo la vita del nostro Giacomo sin dal suo essere bambino fino alla prematura morte: un Giacomo bambino e adolescente ricco di vivacità e creativa ribellione e il Giacomo della maturità  (interpretato da Leonardo Maltese) del periodo dei tumulti risorgimentali. Il Giacomo bambino che, seppur rispettoso dell’amore della famiglia, convive con un’anima ribelle alle rigide regole dell’aristocratico sistema familiare. Prodigiose sono le sfide del piccolo Giacomo contro i limitanti ricatti morali della famiglia: “Con gli studi mi avete ucciso” dirà  rivolgendosi al proprio padre. Una consapevolezza che rafforzerà anche il suo forte bisogno di allontanarsi dal conformismo della chiusa realtà del borgo di Recanati.

A raccontarci la storia sono gli occhi e i ricordi del suo fedelissimo amico Antonio Ranieri (Cristiano Caccamo) che ci introduce nell’animo tormentato di Leopardi: la costante ricerca della felicità, la sua voglia di libertà, di amore e di bellezza e la disperazione. Un animo disperato che cercherà sollievo nella scrittura e nelle sue continue fughe: la fuga da Recanati, l’approdo a Milano per raggiungere il mentore Pietro Giordani  (Fausto Russo Alesi), l’arrivo a Firenze e l’incontro con la seducente Fanny Targioni Tozzetti, fulcro del circolo fiorentino dell’aristocrazia colta e illuminata. L’amore non corrisposto dall’affascinante Fanny occuperà buona parte della seconda parte del film dove allo stesso tempo viene descritto il deterioramento della salute cagionevole del poeta. Un fisico malato che perisce sotto le pene della consapevolezza di non poter  conquistare oltre ciò che la natura gli ha prescritto.  E, nonostante la netta percezione dei suoi limiti fisici e la difficoltà a pubblicare i suoi scritti a causa della rigida censura pre-risorgimentale, Leopardi non scenderà mai a compromessi  “Non voglio vendere la mia penna per vivere” dirà a Pietro Giordani.

Il film è percorso dalla lettura delle poesie e degli scritti di Leopardi, opere che vengono contestualizzate e correlate con le vicende della sua vita. In tal modo il regista riesce a creare una costante tensione tra il sentimento amoroso e la sofferenza dell’anima del poeta. Sebbene il film riesce, nel corso delle prime due ore a convincere lo spettatore con una regia veloce e arguta e mai una caduta nel banale, durante la seconda parte ( le altre 2 ore di film ) il tono decade, diventa più un contenitore di informazioni che un’opera artistica.  Sembra che a dirigere sia stata la mano di un altro regista.

Ma, seppure si esce dalla sala cinematografica con sentimenti contrastanti, va però riconosciuto a questo film-serie TV su Leopardi il valore di produrre  un positivo impatto sociale per il valore educativo che sarà  in grado di trasmettere al grande pubblico.