L’intervento di restauro condotto sulle Storie di San Francesco, realizzate da Giotto (Vicchio, 1267 – Firenze, 8 gennaio 1337) nella Cappella Bardi della Basilica di Santa Croce, rappresenta un capitolo importante nella storia del restauro e, al contempo, ci consente di salire sui ponteggi del cantiere e ammirare da vicino questo capolavoro realizzato dopo il 1317 nel quale l’artista realizza una narrazione intensa della vita di San Francesco secondo la biografia di Bonaventura da Bagnoregio. Oltre un milione di euro l’impegno economico, con il concorso dell’Opera di Santa Croce e dell’Opificio delle Pietre Dure al quale è stato affidato il restauro, mentre Fondazione CR Firenze e ARPAI intervengono attraverso l’Art Bonus. Sono pervenute anche donazioni private attraverso la raccolta fondi #Giving4Giotto, tuttora in corso. Sono emerse molte sorprese in merito alle modalità di lavoro dell’artista, poiché grazie alla termovisione sono state individuate le buche pontaie ed è stato possibile precisare l’andamento e la struttura del cantiere giottesco. Giotto tracciò l’abbozzo di ciascuna scena per pianificare le “giornate” del tonachino, cioè l’intonaco sottile sul quale i pittori avrebbero steso i colori, sperimentò nella Cappella Bardi l’utilizzo misto di pittura a fresco e a secco, intervenne ampiamente con colori stesi con un legante organico, probabilmente uovo, potendo così contare su una gamma di colori più ampia e ottenere effetti chiaroscurali e toni più intensi a favore di un accentuato realismo. Nel tempo la Cappella Bardi è stata protagonista di vicende tormentate per le quali nel 1730 le pitture murali di Giotto, considerato allora non più alla moda, vennero nascoste e all’inizio dell’Ottocento furono inseriti due monumenti funerari all’altezza del registro inferiore che determinarono perdite irrimediabili. Solo nel 1851 riemersero porzioni della pittura trecentesca e uno tra i più celebri restauratori del tempo, Gaetano Bianchi, riportò alla luce le pitture di Giotto.

Da sinistra Cristina Acidini, Presidente dell’Opera di Santa Croce, Emanuela Daffra, Soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure, e la restauratrice Maria Rosa Lanfranchi

La conclusione del restauro in corso è prevista per l’estate 2025; Opera di Santa Croce e Opificio delle Pietre Dure hanno concordato che una volta terminato il lavoro il ponteggio resterà al suo posto per almeno due mesi così da consentire le visite del pubblico che potrà apprezzare da vicino l’opera del maestro. Già dallo scorso ottobre, Fondazione CR Firenze ha reso possibile un’anteprima delle visite guidate nel cantiere, con “A tu per tu con Giotto”, un’opportunità dedicata ai residenti a Firenze e nella Città Metropolitana di Firenze, alla quale è possibile accedere gratuitamente prenotandosi sul sito www.fondazionecrfirenze.it. Santa Croce celebra anche gli 800 anni delle Stimmate di San Francesco con la mostra “La croce che fiorisce e le stimmate di Francesco”, visitabile fino al 30 marzo 2025 nel Refettorio d’inverno. Le opere d’arte e i documenti esposti provengono dalla Galleria dell’Accademia di Firenze, dalle Gallerie degli Uffizi, dall’Archivio Storico Diocesano di Arezzo, dalla Biblioteca Medicea Laurenziana, dalla Biblioteca dalla Pontificia Università Antonianum, dalla Biblioteca Malatestiana e da una collezione privata. Alcune opere, appartenute in origine al complesso monumentale, tornano a casa dopo secoli, tra esse due formelle di Taddeo Gaddi, la Crocifissione di Cristo e San Francesco che riceve le Stigmate che fino al 1810 facevano parte dell’arredo della sagrestia di Santa Croce. Un’occasione per approfondire l’intenso rapporto che legò Taddeo Gaddi a Santa Croce dove fu impegnato lungo tutto l’arco della sua carriera; oltre a dipingere ben tre volte il tema delle Stimmate, si cimenta nella complessa allegoria cristologica ispirata al Lignum vitae bonaventuriano nel grande affresco del Cenacolo e nel 1328 raccoglie l’eredità giottesca lasciando sulle pareti della Cappella Baroncelli un ciclo mariano destinato a diventare un’imprescindibile fonte iconografica.

Formella di Taddeo Gaddi – San Francesco che riceve le Stigmate
Galleria dell’Accademia di Firenze

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In the Monumental Complex of Santa Croce: Between Art and Spirituality

Face to Face with St. Francis, Giotto, and Taddeo Gaddi

 

The restoration work of the frescoes of the Stories of St. Francis, realised by Giotto (Vicchio, 1267 – Florence, January 8, 1337) in the Bardi Chapel of the Basilica of Santa Croce, represents a significant chapter in the history of art restoration. Moreover, it also offers a unique opportunity to climb the scaffolding and admire this masterpiece up close, created after 1317, in which the artist presents an intense narration of the life of St. Francis, based on the biography by Bonaventure of Bagnoregio. Over one million euro have been invested in the project, with contributions from the Opera di Santa Croce and the Opificio delle Pietre Dure, which is carrying out the restoration. The initiative is supported by Fondazione CR Firenze and ARPAI through the Art Bonus program, alongside private donations collected via the ongoing #Giving4Giotto campaign. The restoration process has revealed many surprises about the artist’s techniques. In fact, through thermal imaging, the scaffold holes were identified, allowing for a detailed understanding of the structure and of Giotto’s workflow at the site. Giotto outlined the sketch for each scene to plan the “days” of the tonachino (the fine plaster base upon which colours were applied). In the Bardi Chapel, Giotto experimented with a mixed technique of fresco and dry painting, using pigments bound with an organic medium, likely egg, to achieve a broader colour range, enhanced chiaroscuro effects, and greater realism. The Bardi Chapel has endured a tumultuous history, which led to Giotto’s frescoes – no longer considered fashionable – to be covered in 1730. In the early 19th century, two funerary monuments located at the lower register were added, causing irreparable damage. Portions of the 14th-century frescoes re-emerged only in 1851, and Gaetano Bianchi, one of the most renowned restorers of the time, brought Giotto’s paintings back to light. The restoration is scheduled for completion in summer 2025. Once the work is over, Opera di Santa Croce and Opificio delle Pietre Dure have agreed to leave the scaffolding in place for at least two months, allowing visitors to admire the maestro’s work up close. Since last October, Fondazione CR Firenze has offered a preview with guided tours of the restoration site through the initiative A tu per tu con Giotto (“Face to Face with Giotto”). This opportunity, dedicated to the residents of Florence and to those of the Metropolitan City, is free of charge with online reservations at . Santa Croce is also celebrating the 800th anniversary of St. Francis’s Stigmata with the exhibition La croce che fiorisce e le stimmate di Francesco (“The Cross That Blooms and the Stigmata of Francis”), open until March 30, 2025, in the Winter Refectory. The exhibition features artworks and documents from the Galleria dell’Accademia in Florence, the Uffizi Galleries, the Historical Diocesan Archive of Arezzo, the Laurentian Medici Library, the Library of the Pontifical Antonianum University, the Malatesta Library, and a private collection. Some works, originally belonging to the monumental complex, have returned to their “home” after centuries, including two panels by Taddeo Gaddi, the Crucifixion of Christ and St. Francis Receiving the Stigmata, which were part of the Santa Croce sacristy furnishings until 1810. This exhibition provides a unique occasion to explore the strong connection between Taddeo Gaddi and Santa Croce, where he worked throughout his career. In addition to painting the theme of the Stigmata three times, he undertook the complex Christological allegory inspired by Bonaventure’s Lignum Vitae in the grand fresco of the Last Supper. In 1328, he carried on Giotto’s legacy with the Marian cycle in the Baroncelli Chapel, destined to become an essential iconographic reference for future generations.