Sono appena due chilometri in linea d’aria quelli che separano villa Il Tasso, sede della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi – che però con confidenziale brevità tutti chiamiamo Fondazione Longhi – da Villa Bardini, la splendida tenuta con vista sulla città gestita grazie alla Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron che, nell’ambito della sua intensa attività espositiva, ospita la mostra dedicata a due grandissimi protagonisti della vita accademica e culturale del Novecento, i coniugi Roberto Longhi e Anna Banti. Lui, uno dei massimi, se non il massimo storico dell’arte italiano, raffinato scrittore, critico militante dell’arte contemporanea; lei, pure storica dell’arte, scrittrice acuta, traduttrice, critica cinematografica. Insieme, stabilitisi dal 1939 nella villa Il Tasso, fondatori di riviste e signori indiscussi di circoli culturali nazionali e internazionali. Quei due chilometri in linea d’aria che sorvolano i declivi ameni e civilmente edificati del verde Oltrarno fiorentino sono pochissimi; e di poco maggiori sono quelli di un piacevole percorso a piedi, che non richiede più di quaranta minuti. Eppure, la temporanea dislocazione di quadri, fotografie e documenti a Villa Bardini è un evento di grande significato per la Fondazione Longhi. Vuol dire aprire idealmente le porte di un luogo d’eccellenza ma per sua stessa natura riservato, frequentato com’è da una comunità legata da competenze e ruoli condivisi: gli organi collegiali, i pochi ma valorosi dipendenti, gli studiosi, i docenti, i giovani che godono delle borse di studio erogate dalla Fondazione per volontà testamentaria di Longhi, i giovani che vi svolgono periodi di lavoro qualificato e qualificante. Accessibile per visite a gruppi, partecipe di giornate di apertura come quelle del FAI o degli Archivi Storici, la Fondazione Longhi resta tuttavia per la sua stessa e non modificabile natura una gemma nascosta, il valore della quale – se non addirittura l’esistenza – sono ignorati dalla maggior parte dei Fiorentini. Eppure nei cinquantacinque anni della sua attività, di cui quaranta sotto la guida illuminata e instancabile della grande docente e studiosa Mina Gregori, oggi Presidente onoraria, la Fondazione ha adempiuto alle sue molteplici missioni originarie. E ha dato anzi nuovo splendore a quella gemma nascosta, grazie all’intervento di sostenitori pubblici e privati, tra cui primeggia la Fondazione CR Firenze. Come alfiere dello scelto collezionismo longhiano si è deciso di esporre il Ragazzo morso da un ramarro di Caravaggio, il pittore che Longhi amò più di ogni altro e che letteralmente trasse dall’oblio in cui era caduto. E non sarà minore l’apprezzamento dei visitatori nello scoprire o riscoprire le opere d’arte di grandi artisti contemporanei, spesso amici dei Longhi, quali Giorgio Morandi, Filippo de Pisis, Carlo Carrà e molti altri, appartenenti alla collezione, con l’intento di portare all’attenzione del grande pubblico non solo le figure storiche di Longhi e Banti, ma anche la ricchezza culturale e artistica della fervida stagione novecentesca fiorita attorno a loro. Sposati nel 1924, nel corso del Novecento furono, insieme, al centro di una fitta rete di rapporti tra le maggiori personalità della cultura italiana del secolo e rappresentarono un duraturo riferimento per intellettuali e artisti, contribuendo a fare della città un centro culturale dal quale irradiavano suggestioni e idee che hanno permeato il secolo passato, e non soltanto italiano. Sfogliare le corrispondenze intrattenute dalla coppia negli anni con personalità della letteratura, del cinema, dell’editoria, della produzione artistica e ovviamente della storia e della critica d’arte, da Giorgio Bassani a Carlo Emilio Gadda, da Giuseppe Ungaretti a Vasco Pratolini, da Bernard Berenson ad André Chastel, da Giorgio Morandi a Carlo Carrà, da Michel Laclotte a John Pope-Hennessy a Pier Paolo Pasolini a Giovanni Testori (tanto per citarne alcuni), significa restituire plasticamente il loro ruolo carismatico nei rispettivi campi culturali. La mostra Caravaggio e il Novecento. Roberto Longhi, Anna Banti vuole inoltre ricordare come, a fianco di una produzione di scritti specialistica per addetti ai lavori, Longhi e Banti abbiano svolto un’azione fondamentale di divulgazione, mediante i nuovi veicoli che i tempi rendevano loro disponibili – dai rotocalchi al cinema, dalle dispense settimanali alla radio e alla televisione – per restituire alla collettività il senso di appartenenza a una storia e a una cultura comuni e identitarie. E questo nella ferma convinzione che per una nazione, e in modo particolare per l’Italia, non vi può essere futuro, se non nella conoscenza del proprio patrimonio artistico.

Mattioli, Ritratto di Roberto Longhi

Roberto Longhiand Anna Banti
A cultural legacy “for the benefit of younger generations”

Just two kilometres – as the crow flies – separate Villa Il Tasso, home to the Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi (or simply the Longhi Foundation, as we affectionately call it), from Villa Bardini, the magnificent estate overlooking Florence. Today, Villa Bardini – managed by the Bardini and Peyron Monumental Parks Foundation and well known for its vibrant exhibition programme – hosts a major exhibition dedicated to two of the most influential intellectuals of the 20th century: Roberto Longhi and Anna Banti. He was perhaps the greatest Italian art historian of all time: a brilliant writer and leading critic of contemporary art. She was also an art historian, a sharp and original novelist, a translator, and a film critic. From 1939, the couple made their home at Villa Il Tasso, founding journals and becoming key figures in Italian and international cultural circles. Though only a short and pleasant forty-minute walk through the scenic, cultivated hills of the Florentine Oltrarno separates the two villas, the temporary relocation of paintings, photographs and documents to Villa Bardini is an event of considerable significance for the Longhi Foundation. It symbolically opens the doors of an institution that, by its very nature, is reserved and discreet – frequented primarily by a close-knit community of scholars, board members, expert staff, grant recipients, and young researchers engaged in highly specialised work placements. Though accessible for guided group visits and special open days such as those promoted by FAI or the Historic Archives network, the Longhi Foundation remains a hidden gem – its existence, let alone its value, still unknown to many Florentines. And yet, in its fifty-five years of operation – forty of them under the inspired leadership of the distinguished scholar and professor Mina Gregori, now Honorary President – the Foundation has remained fully committed to its founding mission. It has also, with the support of public and private benefactors such as the Fondazione CR Firenze, brought new visibility to this hidden treasure. As a proud showcase of Longhi’s refined eye for collecting, the exhibition features Boy Bitten by a Lizard by Caravaggio – the painter Longhi admired above all others, and whose reputation he almost singlehandedly restored. Equally compelling for visitors will be the works by great modern artists such as Giorgio Morandi, Filippo de Pisis and Carlo Carrà – many of them friends of the couple – demonstrating the intellectual and artistic vibrancy that surrounded Longhi and Banti in Florence’s cultural renaissance of the 20th century. Married in 1924, they were at the heart of a dense network of intellectual exchange with major cultural figures of the century. Their home became a reference point for writers, artists, historians, and critics alike – fostering ideas and inspirations that extended far beyond Italy’s borders. Reading the couple’s extensive correspondence is a powerful way to understand their role: letters with Giorgio Bassani, Carlo Emilio Gadda, Giuseppe Ungaretti, Vasco Pratolini, Bernard Berenson, André Chastel, Giorgio Morandi, Carlo Carrà, Michel Laclotte, John Pope-Hennessy, Pier Paolo Pasolini, Giovanni Testori – to name just a few – reveal the depth and breadth of their cultural influence. The exhibition Caravaggio and the 20th Century: Roberto Longhi and Anna Banti also celebrates their commitment to sharing knowledge with wider audiences. Alongside their academic publications, they embraced every new form of communication available to them – magazines, film, weekly pamphlets, radio, television – firm in their belief that a shared sense of cultural identity depends on access to history and art. And that for a country like Italy, no future is possible without a full understanding of its artistic heritage.